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Cascina Clarabella, l’esperimento che mette insieme l’agriturismo e la casa di cura

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E’ un nuovo esperimento: agriturismo e casa di cura, meta di relax per gli amanti del verde, l’agriturismo svolge un’azione terapeutica su coloro che sono affetti da disagi mentali. E’ il caso della Cascina Clarabella, in perfetto stile cooperativo, si convive e si lavora per le produzioni di olio e vino

  
Lo scenario è quello tipico dell’agriturismo italiano: emergono nel paesaggio gli scenari agresti – vigne, coltivazioni, arnie – della Franciacorta.

Qui nasce l’Agriturismo di Cascina Clarabella, una sperimentazione, un tentativo di approccio nuovo alla questione dei disagi mentali. E ciò che si sta sviluppando a livello locale potrebbe diventare un modello a cui ispirarsi e da diffondere in tutto il mondo.Dalla fine degli anni settanta, a seguito della legge Basaglia e con l’abolizione, quindi, dei manicomi, vari sono stati i metodi e le terapie per coadiuvare la cura dei problemi psichici. Di fatto i pazienti, oggi, si trovano esclusi, isolati dall’interazione sociale.

A ragione, la strategia messa in atto nella Cascina Clarabella, sembra essere qualcosa di più che l’unione tra un agriturismo ed una casa di cura. Ogni paziente partecipa, vive, agisce in partecipazione con il gruppo in stile cooperativo. L’inserimento dei soggetti avviene nei tanti settori legati all’agricoltura: ad oggi sono circa 70 le persone con lavoro regolare e stipendiate.
 
Si produce olio e vino ma non mancano aule e strutture per insegnare agli ospiti ed offrire formule alternative di terapia sociale che allontani dall’isolamento. All’interno della struttura sono anche presenti un centro diurno di orientamento al lavoro ed alcune abitazioni affittate ad equo canone che aiutano nel percorso finale di indipendenza del malato e lo preparano alla vita sociale fuori dal centro. Gli esperti parlano di un’eccezione nel panorama della terapia riservata a chi è affetto da disagi mentali.

Benedetto Saraceno, direttore del Dipartimento per la salute mentale all’Organizzazione mondiale della salute, stima che ’’l’85 per cento dei malati psichiatrici non incontrerà mai un medico: questo significa che in realtà ci occupiamo solo del 15 per cento dei pazienti del mondo. Però questo 15 per cento non vede uno psichiatra, ma un medico di famiglia; e solo il 5 per cento dei ’matti’ nel complesso vede un professionista’’. E ancora “oggi i pazienti vengono legati ai letti, subiscono elettroshock, prendono calci nella schiena qualcosa di sensato lo trovi solo a Cascina Clarabella. Sono casi rari’’.

 
Il costo di questa struttura può essere quantificato in 170 euro al giorno per paziente. Ad esempio l’Assessorato alla Sanita’ della Lombardia lo ha finanziato con 900 mila euro per il triennio 2009-2011. Risultati positivi visto il paziente non ritrova intorno a sé solo la struttura ospedaliera ed il professionista medico, ma anche familiari, lavoro e casa. La Cascina, grazie alla sperimentazione in atto abbatte i costi procapite a 90 euro al giorno, sa stabilire un corretto rapporto con il malato ed offre la terapia ideale perché allontana i malati dagli ospedali e dai letti.

 
(Vincenzo Nizza – fonte ANSA)

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