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Marche che inquinano e marche eco: la classifica della moda di Greenpeace nella ‘Sfilata detox’

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Greenpeace stila la classifica dei marchi che stanno lavorando per una produzione ecosostenibile e di quelli che invece non si impegnano

La ‘Sfilata detox‘ di Greenpeace è una piattaforma online che valuta 18 marchi della moda impegnati nell’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose dalle proprie filiere e nella lotta all’inquinamento delle risorse idriche.

Secondo Greenpeace, luce verde per Adidas, Valentino e il Gruppo Inditex (che include marchi come Zara) che starebbero rispettando i propri impegni e lavorando con obiettivi ambiziosi: insieme ad altri 13 marchi globali della moda sono tra i leader della Sfilata Detox. Luce rossa per Nike e LiNing che sono considerati dei ì ‘greenwasher’ per un impegno considerato solo di facciata. Bocciati Armani, Dolce e Gabbana, Versace e Diesel.

‘Ormai è evidente a tutti che è possibile produrre vestiti meravigliosi senza inquinare. Oggi il 10 per cento della filiera produttiva di vestiti e scarpe, a livello globale, è impegnato a eliminare le sostanze tossiche. Detox si sta imponendo come una nuova tendenza – commenta Chiara Campione, Project leader della campagna #thefashionduel – E siamo particolarmente orgogliosi che delle trenta aziende che hanno preso l’impegno Detox ben dieci siano italiane. Pessimo invece è il voto che diamo a marchi di casa nostra come Diesel, Versace e Dolce&Gabbana’.

Tra le altre aziende italiane che hanno aderito all’iniziativa ci sono: il Gruppo Miroglio, Canepa, Italdenim, Zip, Besani, Berbrand, Tessiture Attilio Imperiali, e più recentemente Gritti Group. 

L’obiettivo di un futuro libero da sostanze tossiche è condiviso a livello globale da 30 aziende e l’allarme riguarda soprattutto la Cina: il 64% dell’acqua di falda nelle principali città è inquinata e l’industria tessile del paese asiatico ha una buona parte della colpa di questa situazione dato che ben il 10% dell’inquinamento proviene dal settore tessile.

‘La Sfilata Detox di quest’anno mostra come 16 aziende della moda stiano già eliminando alcune delle sostanze chimiche più pericolose, ad esempio gli interferenti endocrini come perfluorurati, ftalati e nonilfenoli etossilati. Ma hanno anche iniziato a rendere noti i dati sull’inquinamento provocato dai loro fornitori su una piattaforma pubblica garantendo così, alle popolazioni locali, di sapere cosa viene scaricato nelle loro acque’ conclude la responsabile della campagna.

Oltre all’inizative di Greenpeace ce ne sono altre che dimostrano come il verde vada sempre più di moda: le grandi firme attente all’ambiente, oltre che allo stile, potranno ora fregiarsi di un marchio ‘green’, Best Recycling.  Per ottenerlo devono recuperare al 100% gli scarti di lavorazione.

 

 

 

a.po

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