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Clima. A Cancun una firma di compromesso

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La conferenza dell’Onu sul clima di Cancun ha ufficialmente approvato il documento di compromesso raggiunto dopo che una maratona negoziale è riuscita a sbloccare un impasse di giorni.

La conferenza plenaria ha adottato due diversi documenti, uno sul futuro del Protocollo di Kyoto e un secondo su un più ampio trattato sui cambiamenti climatici che dovrà essere negoziato ed adottato in un futuro summit.

L’approvazione è avvenuta dopo che il ministro degli Esteri messicano Patricia Espinosa, presidente della plenaria e artefice del compromesso, ha rifiutato di accogliere gli argomenti del rappresentante della Bolivia, unico paese a opporsi al testo considerato troppo debole e asservito agli interessi di Washington, che sosteneva che il documento non poteva essere accolto senza l’assenso di tutti i 194 paesi membri.

E’ stata quindi superata l’opposizione della Bolivia che rischiava di far saltare l’intesa raggiunta, dopo due settimane di difficile trattative, dalla principali potenze su un testo di compromesso che di fatto, e come era nelle aspettative già prima della conferenza, rimanda al prossimo summit tutte le questioni più spinose.

’Quello che abbiamo ora è un testo che, per quando non sia perfetto, è una buona base per andare avanti’, ha detto negoziatore americano Todd Stern. ’Crediamo che il risultato rifletta in modo giusto i desideri delle diverse parti’, è il commento dell’inviato cinese Xie Zhenhua.

Nell’accordo i governi promettono ’un’azione urgente’ per evitare che le temperature globali salgano più di due gradi Celsius senza però specificare obiettivi precisi e vincolanti della riduzione di gas serra per tenere sotto controllo le temperature. Il testo si limita ad esortare i paesi a ’aumentare le proprie ambizioni’ per quanto riguarda la riduzione delle emissioni nei prossimi decenni. E si chiede agli scienziati di verificare se si dovrà abbassare l’obiettivo sulle temperature a 1,5 gradi, accogliendo le preoccupazioni e gli accorati appelli delle piccole isole che temono di sparire per l’innalzamento degli Oceani. ’Io parlo a nome di un paese la cui sopravvivenza stessa dipende dal tipo di accordo che raggiungiamo’, ha detto il ministro dell’Ambiente delle Maldive Mohamed Aslam, che ha comunque definito il pacchetto di compromesso ’molto equilibrato’ e l’ha quindi sostenuto.

Vi è poi contenuto l’impegno a lavorare per ottenere ’al più presto possibile’ un nuovo accordo che estenda il protocollo di Kyoto oltre il 2012, anche se il Giappone si oppone con forza ad una mera estensione del protocollo. Nell’accordo vi è anche la creazione del nuovo ’Green Climate Fund’ dove dovranno confluire gli aiuti dei paesi ricchi a quelli poveri per fronteggiare le emergenze determinate dai cambiamenti climatici e adottare misure per prevenire il global warming. E contiene misure maggiori di controllo delle azioni da parte delle principali potenze emergenti, vedi la Cina, come era stato chiesto da Usa e Ue.

Arrivati a Cancun con le aspettative già molto basse, i gruppi ambientalisti partono esprimendo soddisfazione per il fatto che si è raggiunta un’intesa che è la migliore possibile. ’Ci sono molte cose che si muovono nella giusta direzione e, se gli elementi chiave avanzeranno nel modo giusto, potremo cominciare a lasciarci alle spalle i fantasmi di Copenhagen’, ha dichiarato Keith Allott, direttore dell’ufficio clima del WWF britannico.

Dopo che la conferenza di Cancun ha approvato l’accordo di compromesso, la Bolivia protesta contro la violazione della regola del consenso. ’E’ un triste precedente, oggi è stata la Bolivia e domani un altro paese, non possiamo rinunciare alla regola del consenso’, ha dichiarato l’ambasciatore boliviano, Pablo Solon. Da parte sua il ministro degli Esteri messicano e presidente della conferenza ha difeso la decisione di approvare il documento affermando che il consenso non significa che un solo paese può bloccare le decisioni degli altri 193. ’Le decisioni della conferenza sono state prese’, ha concluso.

 

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