Radioattività in Italia, si rafforzano i controlli

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Chi controlla la radioattività in caso di disastri? Ecco il sistema di cui si è dotato il nostro paese

Il nostro paese potenzia la rete di sorveglianza della radioattività ambientale (RESORAD), una rete che utilizza i rilevamenti di tutte le agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale (ARPA APPA), dalla Croce Rossa Italiana e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS).

Si arriva così a mettere in connessione 33 laboratori che forniscono ogni anno 12.00 dati. Per il 30% si tratta di campioni alimentari, mentre per il restante 70% si tratta di campioni ambientali.

Coordina questo sistema l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in modo da garantire rilevamenti omogenei nelle modalità di esecuzione.

La necessità della sorveglianza della radioattività è scritta nel trattato EURATOM dei paesi membri dell’UE; è fondamentale in caso di incidenti: rcordiamo il disastro di Chernobyl del 1986 e quello di Fukushima del 2011, per citare i casi più eclatanti.

Ad esempio, durante il disastro nella centrale giapponese la rete di controllo fornì circa 3000 misure, lavorando a un ritmo doppio rispetto al normale. E il controllo della radioattività si affina: nel gennaio dello scorso anno è stata pubblicata la nuova Direttiva EURATOM n.59. sulle norme di sicurezza per la protezione dalle radiazioni ambientali ionizzanti. A livello nazionale dovrà essere recepita entro il 2018: verranno così aggiornate le norme di sicurezza e anche, per la prima volta, si affronterà il tema dell’esposizione al radon nelle abitazioni. L’esposizione a questp gas avviene a casa o in ufficio e nel nostro paese si rileva una concentrazione maggiore rispetto alla media europea.

La rete RESORAD si è riunita a Roma il 18 e 19 giugno 2015 presso il Ministero dell’ambiente per fare il punto sul monitoraggio nazionale.

Il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA, nell’ambito di una convenzione per lo svolgimento di attività tecnico-scientifiche, hanno voluto promuovere le attività del sistema nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale. Nel corso delle due giornate, sono discussi e presentati 16 documenti tra manuali, linee guida e indirizzi metodologici di riferimento, alla redazione dei quali hanno contribuito più di 60 esperti del Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente (ISPRA ARPA APPA), dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, dell’ENEA, della Croce Rossa Italiana e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.

‘La rete di monitoraggio sulla radioattività’, ha spiegato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ‘rappresenta una garanzia per i cittadini e per il nostro territorio, perché consente di definire attraverso parametri tecnico-scientifici il livello di sicurezza dell’acqua e degli alimenti, ma anche la qualità dell’aria. È uno strumento che contribuisce anche a un cambiamento, che va fatto prima di tutto a livello culturale, nell’approccio a questo tema come a tutti i problemi ambientali: dall’allarmismo alla certezza scientifica’.

a.po

 

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Italia, nucleare, Radioattvità

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