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Cosa c’entra il Coronavirus con le fogne?

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Gli scienziati stanno testando anche i rifiuti presenti nelle fogne per cercare nuovi focolai di Coronavirus

Per riuscire a tracciare meglio la maniera in cui si potrebbe muovere la pandemia di Coronavirus, gli scienziati si stanno rimboccando le maniche e stanno cercando segni del virus perfino negli impianti di trattamento delle acque reflue e nelle fogne.

È un lavoro sporco, ma gli scienziati affermano che la «lettura» dei liquami potrebbe dare ai governi e ai dipartimenti sanitari un avvertimento tempestivo sull’eventuale presenza di un nuovo focolaio di Coronavirus.

A quanto racconta il Chicago Tribune, con i programmi pilota nell’area di Chicago, nonché ad Amsterdam e Utrecht nei Paesi Bassi, l’iniziativa potrebbe portare ad avere più tempo per prepararsi a una nuova ondata di infezioni da COVID-19, evitando che schiaccino il sistema sanitario come è successo all’inizio di quest’anno.

Fognature regolari potrebbero anche far sapere ai governi locali che i loro cittadini stanno iniziando a riprendersi, ha detto a Chicago Tribune Peter Grevatt, presidente della Water Research Foundation.

«Non si può essere in grado di dire con precisione quanti casi ci sono in una comunità, almeno a questo punto», ha detto Grevatt. «Ma si può essere in grado di vedere quando appare quel segnale e se sta cambiando in termini di una tendenza al rialzo o al ribasso».

Con queste ricerche, gli scienziati sperano di poter accertare dettagli ancora più capillari sulla comunità, basandosi sui livelli di Coronavirus nelle acque reflue. Entro la fine dell’estate, sperano di poter arrivare ad essere in grado di trovare i focolai di Coronavirus nei singoli quartieri o nei singoli edifici analizzando i loro rifiuti.

«Guardare nelle fogne è come guardarsi allo specchio della società», ha detto al Chicago Tribune il principale microbiologo del KWR Water Research Institute, Gertjan Medema.

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