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Negli Usa si beve acqua riciclata

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Negli Stati Uniti poco piu’ di un terzo della popolazione beve ancora acqua riciclata. Ecco perche’ la quantità d’acqua utilizzata dalla popolazione rimane invariata da tempo

La notevole crescita demografica negli Stati Uniti fa aumentare la richiesta di acqua pulita, soprattutto per le esigenze abitative. Dagli anni Cinquanta gli abitanti sono raddoppiati raggiungendo i 300 milioni e si prevede che nel 2050 saranno 450 milioni. C’è anche una ridistribuzione dovuta ai flussi migratori che ha portato a uno spopolamento delle zone del nord più fredde e ricche d’acqua verso quelle più calde e desertiche ( Arizona, California, Florida, Nevada e Texas). Per sopportare  questi ingenti flussi, le città negli anni si sono dovute adeguare con la costruzione di faraoniche infrastrutture: acquedotti, condotti e serbatoi. Gli stati interessati dalla desertificazione (Sunbelt) nella costa dell’ovest stanno tagliando i vecchi approvvigionamenti abbandonando e smantellando strutture come le dighe, i lunghi acquedotti del fiume Colorando e numerose gallerie. In questo modo stanno ricostituendo l’ambiente originario e sfruttando in modo alternativo questi impianti.

La quantità d’acqua utilizzata è rimasta sostanzialmente invariata nel corso degli anni, 795 milioni di metri cubi al giorno ma le esigenze sono cambiate. L’agricoltura e l’industria hanno acquisito elementi innovativi e tecnologici diminuendo notevolmente le loro necessità mentre al contrario le famiglie hanno triplicato la loro richiesta.

Dal 1972, anno in cui fu varato il Water Clean Act, la prima legge federale sul controllo dell’inquinamento delle acque, con 24 miliardi di dollari di finanziamenti, le città americane stanno cercando di recuperare quelle europee rispetto alla qualità dell’acqua e alla sua disinfezione, senza ancora esserci riuscite del tutto. Oggi poco più di un terzo della popolazione beve acqua riciclata proveniente da strutture trattate e allo stesso tempo però gli Stati Uniti sono ancora un paese ricco di comunità rurali che non hanno bisogno di acque purificate ma che si approvvigionano da pozzi e ruscelli. Un recente rapporto del National Research Council (NCR) chiarisce che i pericoli per la salute causati dalla presenza di agenti chimici nelle acque riciclate non sono superiori a quelli delle acque dei fiumi. Si è ipotizzato che si dovrebbero spendere 450 miliardi di dollari tra il 2002 e il 2020 per i lavori e il sostentamento degli investimenti.

Chiara Palmieri

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