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Acqua, un progetto denuncia l’inquinamento dell’Oceano Pacifico

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Il mare e’ inquinato e le sue onde portano a riva piu’ rifiuti umani che meraviglie della natura. A denunciarlo e’ il progetto Great Pacific Garbage Patch

Chiudete gli occhi e pensate al mare che si infrange sul bagnasciuga. Sentirete il rumore delle onde e vedrete le meraviglie che sono capaci di portare a riva dai fondali: variopinte conchiglie, pietre dalle forme più strane e magari anche qualche stella di mare. Con questa romantica suggestione è nato il progetto della fotografa Mandy Barker: immortalare tutto ciò che la forza del mare fa riemergere a riva. L’oggetto del lavoro è radicalmente cambiato quando la fotografa si è scontrata con i risultati della ricerca: sono i detriti dell’uomo, più che le meraviglie della natura, ad arrivare sulle nostre spiagge.

È nato quindi un lavoro di ricerca che vuole denunciare l’inquinamento degli oceani e al degrado dei fondali, soffermandosi su un problema ambientale enorme conosciuto come “Great Pacific Garbage Patch”: un mastodontico accumulo di spazzatura galleggiante, situato nell’Oceano Pacifico, dell’estensione – mai misurata con precisione – di almeno 700.000 chilometriquadrati (le dimensioni della Penisola Iberica). La grande chiazza di immondizia è composta soprattutto da plastica e da rottami marini, che non essendo biodegradabili continuano a galleggiare per anni.

Sono questi quindi che diventano i protagonisti naturali di “Soup”, la serie di scatti frutto della selezione di rifiuti disposti su sfondo nero per dare vita a caleidoscopici disegni irregolari che in alcuni casi ricordano i colori e gli schemi delle galassie.

Niente male per un cumulo di spazzatura…

Ylenia Berardi

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