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Acqua per la pace in Medio Oriente/4

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In Medio Oriente l’acqua è fonte di vita e di conflitti, le acque del Nilo ne sono un esempio naturale

Per il diritto internazionale si può affermare che affinché s’inneschi un conflitto per l’acqua è necessario che si verifichino quattro condizioni. Primo che il Paese a valle del bacino idrografico internazionale sia fortemente dipendente dal deflusso idrico del Paese a monte; in secondo luogo il Paese a monte deve avere la possibilità di impossessarsi delle acque comuni. Terzo, bisogna che sia presente un antagonismo con radici profonde e radicate, capace di aggravare la politica di “overpumping” dello Stato  a monte. Infine, lo Stato a valle deve disporre di mezzi economici e militari maggiori e più efficaci dello stato a monte.

In Medio Oriente la questione dell’acqua gioca un ruolo fondamentale e l’esempio più naturale è il Nilo, il fiume più lungo al mondo dopo il Missisipi. Il Nilo nasce a Karthoum in Sudan e finisce nel Mar Mediterraneo passando per l’Egitto. Ma il suo bacino idrografico è vastissimo e comprende dieci diversi Paesi. L’Egitto, l’Etiopia dove si genera l’85% della sua piovosità, il Sudan, l’Eritrea, il Kenya, l’Uganda, la Tanzania, il Ruanda, il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo.

Ognuno di questi Paesi ha dei progetti legittimi e vuole esercitare il diritto sovrano di costruire dighe con impianti idroelettrici, sfruttando liberamente le acque entro i confini nazionali. Ma tutti violano gli accordi internazionali più favorevoli all’Egitto. Il primo accordo sulle acque del Nilo fu concluso nel 1929 da Egitto e Gran Bretagna. Agiva sulle colonie britanniche dell’Africa orientale e nel 1959 fu parzialmente rinegoziato da Egitto e Sudan, poco prima della costruzione della diga di Assuan. Da quest’ultimo documento i due Stati ottennero rispettivamente 55,5 e 18,5 miliardi di metri cubi all’anno.

Il resto dei Paesi rivieraschi non parteciparono alla spartizione e ormai da anni chiedono di poter riaprire i negoziati per stabilire quote più eque dell’utilizzo delle acque. La Tanzania rivendica l’uso delle acque del Nilo. In particolare dal 2004 con il via alla costruzione di un acquedotto di 170 km, necessario a portare l’acqua nella zona nord-orientale del Paese, ma il Cairo minaccia l’uso della foza.

 

Chiara Palmieri

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