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Acqua ed etica/1 Abbiamo sempre meno acqua, ma non secondo le statistiche

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Nel 1998 e’ cominciata l’emergenza acqua nel mondo. E da allora il dimezzamento del numero delle persone senza accesso all’acqua e’ solo un risultato statistico

 

L’acqua scarseggia. Nel mondo, negli ultimi cinquantaquattro anni, le risorse idriche disponibili pro-capite si sono ridotte del 50%. Sono passate da 16.800 a 8.470 metri cubi e si prevede che nel 2025 si arriverà a disporre solo di 4.800 metri cubi e cioè al consumo del 57% delle risorse attualmente accessibili in questi anni. Pur prelevando solo il 6,7% delle risorse idriche rinnovabili, l’uomo si trova di fronte ad una vera e propria crisi che ha cominciato a dare i primi segni dal 1998 quando la richiesta di accesso all’acqua di buona qualità, per uso umano e per tutti gli abitanti della Terra è divenuta il contratto mondiale dell’acqua inserito successivamente nelle Dichiarazioni a sostegno del riconoscimento del diritto all’acqua con cui si sono conclusi i forum mondiali degli ultimi anni.

 

E il fatto che l’acqua, oggi, non sia accessibile ad un numero dimezzato di persone, rispetto al passato, è solo un risultato statistico. La risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite in materia del diritto all’acqua ha codificato tredici principi con i quali concretizzare l’accesso all’acqua per tutti come diritto umano. Il primo impegno a livello di azioni e campagne nazionali è proprio quello di obbligare i singoli Stati a ratificare la risoluzione delle Nazioni Unite, infatti in assenza di ratifica la risoluzione non può determinare alcun risultato. E affinché ciò non accada è necessario che gli Stati e la Comunità internazionale non continuino a delegare a imprese private e multinazionali la gestione dei programmi  e delle risorse destinate a progetti di cooperazione che garantiscono l’accesso all’acqua per tutti.

 

 

Chiara Palmieri

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