2020 anno più caldo

2020: annus horribilis … non solo per la pandemia

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2020 anno più caldo

Secondo Copernicus, il 2020 è l’anno più caldo mai registrato in Europa

L’Europa tiene d’occhio il cambiamento climatico grazie al suo Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, ECMWF.

Proprio quest’ente climatico ha appena pubblicato un report che mostra che il ritmo del riscaldamento globale sta accelerando e che l’Europa segue questo ritmo a ruota.

Grazie ai dati raccolti dai satelliti dell’UE che hanno monitorato i cambiamenti climatici dallo spazio e li hanno confrontati e combinati con le osservazioni fatte in passato, il rapporto può confermare  che l’anno scorso in Europa c’è stato il clima più caldo mai registrato, con l’autunno e l’inverno anche più caldi di qualsiasi anno precedente.

Sono stati infranti molti record di temperatura: a livello globale, si può dire che il 2020 è stato uno dei tre anni più caldi mai registrati.

Per quanto riguarda le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e metano dei gas a effetto serra, il report racconta che mentre l’anidride carbonica è aumentata a un ritmo leggermente inferiore rispetto agli ultimi anni, il metano è aumentato più rapidamente e che questi cambiamenti sono in parte dovuti a una leggera riduzione delle emissioni legate alla pandemia COVID-19 e alle temperature calde che hanno portato a un aumento flussi associati alle superfici terrestri.

Jean-Noel Thepaut, capo dell’ECMWF, ha detto a AFP che “guardando la temperatura su scala globale, gli ultimi 10-15 anni hanno mostrato un’accelerazione” e che “lo stesso vale per il livello del mare“, mentre “per altri indicatori è meno chiaro, ma le tendenze vanno per lo più nella direzione sbagliata“.

“Per quanto riguarda la vulnerabilità, gli aumenti della temperatura media hanno un impatto sulla frequenza e sull’intensità di ondate di calore, siccità e altri elementi. Ciò dimostra che non solo dobbiamo mitigare l’accordo di Parigi, ma dobbiamo anche adattarci”, dice Thepaut.

 

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