Precari? Depressi e sotto psicofarmaci

Uno studio evidenzia i rischi di una situazione lavorativa precaria; non parliamo di soldi, ma di salute
Il lavoro precario non fa bene, questo ormai è risaputo. E non parliamo solo del portafogli, ma della salute mentale di tante persone: aumentano infatti le probabilità che al lavoratore siano prescritti psicofarmaci o che sia a rischio depressione.
Lo studio è stato condotto in Lombardia su circa 2,7 milioni di lavoratori, seguiti attraverso il monitoraggio delle ricette mediche a loro nome.
Lo studio – i cui risultati sono stati anticipati all’ANSA – è stato condotto da Giorgio Vittadini, dell’Università di Milano Bicocca, e Francesco Moscone ed Elisa Tosetti, presso la Brunel University di Londra.
Si parla di una relazione causa-effetto tra precarietà e aumento di prescrizioni di psicofarmaci. Secondo lo studio avere un contratto temporaneo, così come frequenti cambiamenti di contratto nell’arco dell’anno, aumenta la probabilità di assumere antidepressivi, ansiolitici, stabilizzatori dell’umore e accresce il rischio di ammalarsi di depressione.
‘Un precario – spiega Moscone all’ANSA – ha una probabilità dello 0,6% maggiore di ricevere una ricetta per psicofarmaci; sembra un numero basso, ma l’entità dell’impatto della precarietà sulla salute mentale è notevole. Se le persone con contratto temporaneo aumentano di circa l’8-10%, allora il numero di depressi cresce dell’1% tra i giovani (18-34 anni), del 2,3% tra i 35-49enni, dello 0,8% tra 50enni e over-50’.
Una consolazione per gli ansiosi viene da un altro studio: le persone più intelligenti lo sarebbero.
a.po




I commenti sono chiusi.