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Le api di Michelle Obama e il miele della Casa Bianca

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Da tre anni a questa parte, oltre all’ormai universalmente noto orto presidenziale, i giardini della Casa Bianca ospitano anni anche un alveare, sempre per volere della first lady Michelle Obama. Ed i risultati sono davvero stupefacenti

Da tre anni a questa parte, oltre all’ormai universalmente noto orto presidenziale, i giardini della Casa Bianca ospitano anni anche un alveare, sempre per volere della first lady Michelle Obama. L’idea della First Lady era quella di riservare un’area del South Lawn alle api per favorirne il lavoro di impollinazione.

La produzione di miele presidenziale nel 2011 è stata da record: il primo anno sono stati raccolti circa 60 kg di miele, il secondo anno 83 kg, e quest’anno si arriverà a 120 kg. Sono tanti i fattori che determinano la produzione di un alveare, ma nella media gli alveari hobbistici possono produrre in condizioni favorevoli anche 20-30 kg di miele all’anno.

Pare insomma che le api abbiano trovato il loro eden alla Casa Bianca ed in effetti non si poteva scegliere per loro un posto migliore, visto che acqua e nettare sono presenti in abbondanza ma soprattutto non vengono utilizzati pesticidi di alcun genere. Inizialmente il miele era destinato alle ricette di cucina ma, vista la notevole produzione, è ora diventato una presenza costante tra i regali che i coniugi Obama offrono durante le visite ufficiali di Stato e i vari incontri internazionali e a tale scopo sono stati realizzati perfino degli speciali vasetti in cristallo senza piombo autografati dalla First Lady. Tra gli ultimi a beneficiare di questo dolcissimo dono ci sono anche il Principe Carlo e la moglie Camilla.

Ma di che qualità è il miele presidenziale? Da quali fiore proviene? Qualcuno l’ha fatto analizzare ed è risultato che il polline dominante è quello del trifoglio, ma il carattere ed il gusto sono dati da alberi e arbusti che si trovano nei giardini della Casa Bianca e precisamente da cornus, ciliegi, lagerstroemie, olmi, magnolie e caprifogli.

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