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Diminuisce numero dei parti cesarei. Ma ancora tanto da fare

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Diminuisce la percentuale dei parti cesarei in Italia, ma tanta ancora la strada per avvicinarci al numero raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

 

Diminuisce il numero di parti Cesarei in Italia: si è passati da una percentuale del 29% del 2008 al 26% del2013. La diminuzione, però, non è omogenea. Diverse sono le differenze, infatti, tra regione e regione: in Campania, ad esempio, un parto su 2 è cesareo. I dati emergono dal Programma nazionale esiti 2014, sviluppato dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) per conto del ministero della Salute, presentato a Roma.

Preferire il parto cesareo a quello naturale non è bene: il primo comporta infatti maggiori rischi per la donna e il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. È per questo che l’Organizzazione mondiale della sanità sin dal 1985 afferma che una proporzione di cesarei superiori al 15% non è giustificata. Il regolamento del ministero dellaSalute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera, invece, fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1.000 parti e 15% per le maternità con meno di 1.000 parti.

 

La buona notizia è che se nel 2008 tutte le regioni del Sud avevano valori di media superiori ai valori nazionali, nel 2013 Basilicata, Calabria e Sicilia si avvicinano al valore medio nazionale. Maglia nera tra le regioni del Nord va invece a Liguria e Valle d’Aosta sono le uniche regioni del Nord ad avere invece valori superiori a quelli nazionali.

gc

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