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Quella carota Igp riconosciuta dall’ Europa che l’ Italia non riesce a produrre

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La ‘carota dell’Altopiano del Fucino’ è stata iscritta nel registro comunitario nel 2007 ma allo stato delle cose neppure un’azienda è stata in grado di produrla. Ecoseven ti svela perchè non è possibile e la storia è abbastanza paradossale

Carote del Fucino Igp? Si può fare, ma solo sulla carta. Una situazione paradossale quella relativa al riconoscimento di Indicazione geografica protetta per l’ortaggio che dà una mano all’abbronzatura estiva.
 
Dopo che nel 2007 la “Carota dell’Altopiano del Fucino” è stata iscritta nel registro comunitario delle denominazioni, allo stato delle cose neppure un’azienda è stata in grado di produrla. Il problema sarebbe nel disciplinare adottato nel 1999 dall’Arssa che prevede esattamente 100 milligrammi di betacarotene per chilo. Non quindi 101 e non 99.
 
E chi produce Igp deve attenersi alle regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, e il rispetto di tali regole è garantito da uno specifico organismo di controllo, in questo caso il Consorzio di tutela del Fucino.
 
Il problema è che le regole stabilite nel 1999, dall’allora organo di controllo, l’Arssa, non erano adatte al prodotto della carota per cui, secondo i produttori, un valore da 60 a 100 milligrammi a chilogrammo sarebbe già ottimale. Insomma, sebbene l’Italia abbia ottenuto il riconoscimento dall’Ue per poter avere nel Fucino la carota con il marchio di qualità territoriale, a causa di un impasse tra chi produce e chi controlla, di fatto la carota Igp dell’altipiano del Fucino non esiste.
 
Nereo Brancusi
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