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No al pizzo. Il racconto di un agricoltore che si e’ ribellato alla mafia

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Sono numerosi i produttori e gli imprenditori che hanno difeso il loro lavoro e la loro azienda dalla mafia, dicendo no al pizzo

 

Ribellarsi al pizzo e tenere lontana la criminalità organizzata dal lavoro nei campi e nelle industrie, dai negozi di famiglia e dalle imprese che danno lavoro a diversi dipendenti. E’ questo l’impegno vero e concreto di numerosi cittadini di Addio Pizzo, che ogni giorno lottano contro la mafia. Ed è questo quello di cui si è parlato a Volkonsky, presso la residenza dell’ambasciatore britannico Christopher Prentice, dove si è tenuta la presentazione della versione inglese della Guida per il Consumatore Critico Antiracket  “Pago chi non paga”, alla presenza del vice-ministro del Ministero dell’Interno Filippo Bubbico e delle maggiori autorità italiane. La guida “Pago chi non paga” raccoglie nomi e indirizzi di cittadini che hanno detto no al pizzo, che hanno denunciato e si sono ribellati al sistema mafioso, proteggendo lavoro e prodotti della loro terra.

Tra chi ha detto no al pizzo anche Mario Caniglia, che ha raccontato ‘Nasco contadino e divento imprenditore per necessità. A 11 anni lavoravo già la terra, seguendo i ritmi della natura, del sole, della pioggia, della semina e dei frutti che crescono ogni anno.  Nel ’79 andai a Milano, in un momento di crisi, per vendere il mio raccolto di arance. Ci arrivai fiducioso ed in  effetti le cose andarono bene. Non solo vendetti il mio raccolto, ma mi furono richieste altre arance.  E così mi trasformai in un imprenditore: allargai il capannone per la lavorazione ed assunsi altri operai. Negli anni, da un ettaro di agrumeto sono passato a 60, con oltre 60 operai. Un giorno, i ritmi della vita furono travolti. Una telefonata cambiò tutto. Un uomo mi intimò di pagare 500 milioni, minacciando di uccidere me e la mia famiglia. ‘

‘Non presi in considerazione quella richiesta – continua Mario Caniglia – non avrei mai pagato il pizzo. Decisi, invece, di denunciare tutto ai Carabinieri e le conseguenze non si fecero attendere. Nel 1998, i mafiosi spaccarono 500 quintali di angurie, lasciando su ognuna di esse un taglio a segno di croce. Mi distrussero un deposito di attrezzi e portarono via tutto quello che c’era. Ma non mi arresi neppure in quel momento. E alla fine gli estorsori furono arrestati. Vivo sotto scorta da allora, era il 2 febbrario del 1999’.

 

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