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Brescia zona arancione rafforzata, “casi ospedali raddoppiati”

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(Adnkronos) – A Brescia, zona arancione rafforzata della Lombardia per arginare la diffusione del coronavirus e frenare il contagio legato alle varianti, i ricoveri causati dal Covid sono “raddoppiati” negli ultimi 15 giorni.

“Dopo un periodo di relativa stabilità su tutti e tre gli ospedali del Gruppo San Donato a Brescia, periodo durato un mese e mezzo circa, dal 20 dicembre fino a fine gennaio, ora da 15 giorni a questa parte c’è stata una ripresa del numero di casi Covid. Indicativamente i ricoveri sono raddoppiati, passando da 50 a oltre 100. Ma non sono i numeri di marzo-aprile, non è un passaggio da 200 a 400 casi, perché stavolta la risalita comincia da una base di partenza meno impegnativa. La situazione è comunque seria. Per quanto, anche grazie all’esperienza maturata a marzo-aprile e poi a ottobre-novembre, gli ospedali hanno reagito bene e l’aumento è stato gestito”, è il quadro tracciato all’Adnkronos Salute da Nicola Bresciani, amministratore delegato degli ospedali di Brescia del Gruppo San Donato.

I numeri del contagio hanno portato questa provincia lombarda sotto i riflettori negli ultimi giorni, e la Regione ha annunciato oggi una stretta alle misure, con l’applicazione di una zona arancione ‘rafforzata’ per il territorio in questione, oltre che per alcuni Comuni della Bergamasca e uno nel Cremonese. Bresciani racconta quello che sta accadendo sul fronte ospedaliero. Negli Istituti clinici Sant’Anna di Brescia, Città di Brescia e San Rocco di Ome, “abbiamo avuto un mese e mezzo con numeri di ricoveri gestibili e una situazione pienamente sotto controllo e sostanzialmente stabile. Ora oggettivamente anche i pronto soccorso hanno avuto una serie di casi in aumento, che sono stati gestiti dagli ospedali – spiega – Ripeto, non siamo ai livelli di marzo-aprile quando Brescia è stata colpita in modo devastante, ma è un aumento consistente”.

Le tre strutture Gsd hanno complessivamente superato i 100 ricoverati nei tre reparti Covid. Poi ci sono i casi più gravi della terapia intensiva, dove “la situazione è più sotto controllo. La percentuale di occupazione dei posti è più bassa di quella di marzo-aprile, per intenderci”. Cosa ha fatto impennare i numeri bresciani dell’epidemia di Covid-19? “Parlando con i clinici sembra che uno degli elementi che giustificherebbe la situazione bresciana possa essere la variante inglese di Sars-CoV-2 che si è diffusa in questo territorio in maniera più significativa e rapida. Forse dunque – osserva l’Ad – una maggiore incidenza di questa variante è un fattore che pesa di più rispetto ad altri”.

Ora, aggiunge Bresciani, “sarebbe auspicabile che ci fosse, come in passato, un supporto da parte delle altre province in maniera da affrontare lo scenario in maniera più equilibrata possibile”. In questo momento non si parla delle terapie intensive (e quindi di un supporto di ospedale in Fiera, per esempio) perché, “pur essendoci stata una ripresa consistente, la situazione delle terapie intensive bresciane è sotto controllo, abbiamo letti dedicati in tutti gli ospedali e sufficienti a garantire le necessità del territorio”.

C’è meno pressione su questi reparti “forse anche perché – prova a interpretare il manager – i cittadini oggi sono più allertati, i pazienti arrivano in pronto soccorso in condizioni meno gravi che in passato e c’è una migliore gestione”.

L’auspicio di Bresciani in questa fase è che ci sia una gestione il più omogenea possibile dei casi acuti. Su questo fronte “qualche inizio di trasferimento” in ospedali di altre province “c’è stato in questi giorni ed è bene che prosegua e, se dovesse esserci bisogno, che diventi più consistente per una gestione più equilibrata della casistica”.

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