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Covid: Codogno un anno dopo – primario pronto soccorso, ‘speravamo guerra lampo, era troppo tardi’ (2)

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(Adnkronos Salute) – “Sono successe tante cose da allora – prosegue Paglia – il contesto epidemiologico è cambiato tante volte, abbiamo dovuto adattarci, imparare a cambiare pelle. E’ la terza volta che riorganizziamo l’assetto degli ospedali. Passiamo da un’emergenza all’altra e continuiamo a lavorare così”. Dopo i primi mesi drammatici, è arrivata l’estate carica di speranze. “E’ stato difficile francamente quando è partita la seconda ondata di Covid. C’era il retropensiero che non tornasse più dopo la rassicurante bella stagione. Ma non ci siamo mai disarmati. Lodi era diventato un ospedale Covid free, avevamo festeggiato il traguardo, ma in pronto soccorso arrivava occasionalmente qualche malato positivo che trasferivamo nei reparti ancora attivi. Mai più abbiamo tolto i Dpi, neanche per un solo giorno”.

Il pensiero di Paglia va alle prime settimane buie, “all’inconsapevolezza che c’era. Ci abbiamo perso mesi nel dibattito ‘mascherina sì o no’. Ci sono state una serie di fasi confuse”. Ora si chiedono tutti: c’era o no un piano pandemico aggiornato a cui fare riferimento? Paglia si ferma, ci pensa su: “La sensazione, fuori dai denti, è che l’ultimo piano adeguato, strutturato, forte, fosse stato quello per Ebola. Che quella minaccia che poi non si è concretizzata, l’avevamo presa sul serio. Si erano fatti incontri per formare sulla vestizione e la svestizione dai Dpi, momenti critici a maggior rischio contagio. Si parlava di percorsi, di allerta, e la temuta epidemia non è arrivata”.

“Stavolta, invece, all’inizio nessuno ha preso sul serio questa emergenza – dice Paglia – Arrivavano dati confondenti su una mortalità poco superiore all’influenza dalla Cina, non si spiegava il perché di questo allarme. Il sospetto che fosse più grave lo abbiamo avuto vedendo le immagini di un ospedale tirato su in dieci giorni”. Ma “non abbiamo fatto in tempo a realizzare e il virus lo avevamo in casa. A marzo dalle nostre parti le idee erano diventate chiare da subito. Anzi, avendo pochissimi tamponi il quadro che ci eravamo fatti era peggiore. Non avevamo idea che quei casi gravi erano una percentuale minima del totale. E’ stato inquietante. Pensavamo a una mortalità altissima”.

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