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Al festival ‘Spiegamelo!’ in scena il volto green del made in Italy

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Roma, 18 set. (Labitalia) – Lo sapevate che l’olio per friggere, anziché finire negli scarichi dei nostri lavandini, potrebbe servire a produrre green diesel? E che gli scarti di chi produce vino possono diventare materia prima per prodotti farmaceutici, cosmetici e alimentari? E che la carta ha 7 vite, come i gatti? Non sono fantasticherie né scoperte di fantomatici scienziati americani, ma esperienze made in Italy che dimostrano la tesi di Marco Frittella: l’Italia ha un lato green e non è neanche tanto piccolo. Una frase che può sembrare una provocazione ma che, spiega Frittella, è in realtà supportata da numeri e dalle tante storie di eccellenza italiana raccolte nel suo libro ‘Italia Green’. Di queste storie e del volume si parlerà anche a ‘Spiegamelo!’, il primo festival italiano dedicato alla divulgazione, che si terrà a Salsomaggiore dal 24 al 27 settembre.

Ospite della prima giornata, quella di apertura, sarà appunto il giornalista radiotelevisivo che spiegherà dove si nasconde questo grande potenziale italiano che pochi conoscono. Lo farà con numeri ed esempi, come quelli che vedono nell’Italia la nazione con la più alta percentuale di riciclo dei rifiuti raccolti, sia urbani che industriali: il 76,9% del totale. Dato non da poco se si pensa che la media europea è circa la metà: 36%. Questa percentuale è una montagna di milioni di tonnellate di rifiuti cui viene data una seconda vita: 58 milioni di tonnellate per l’esattezza.

Numeri che hanno anche un risvolto occupazionale: se stiamo alla sola filiera industriale del riciclo parliamo di 59 miliardi di fatturato (l’1,1% del Pil) con 204mila occupati nel 2018. Allargando lo sguardo, insieme a Frittella, scopriamo che i ‘lavori verdi’ in Italia occupano tre milioni di persone, il 13% del totale, e nel 2018 sono stati firmati 407mila nuovi contratti green.

Dietro a questi numeri, le storie. E ce ne sono tante. Come quella della Novamont di Novara che 25 anni fa ebbe l’idea per la prima volta al mondo di produrre plastica utilizzando i vegetali, come l’amido presente nel mais, nel riso, nella tapioca, nelle patate, oppure come gli scarti del pomodoro. Una plastica che si elimina come un qualsiasi avanzo di cucina: nasceva così la bio-plastica grazie alla quale oggi abbiamo patti, bicchieri e sacchi biodegradabili. O come la Fater di Pescara, un’azienda che produce quasi tutti i pannolini e gli assorbenti più venduti e con i marchi più popolari. Tempo fa, questa società ha brevettato un macchinario unico al mondo che è in grado anche di ripulire perfettamente gli assorbenti, lavarli e sterilizzarli col vapore, asciugarli e separarne i vari materiali. Per farne cosa? Carta, ma anche campi da golf, lettiere per i gatti e banchi di scuola.

Ci sono storie virtuose anche nel campo della moda. Essendo un comparto produttivo che, quanto a impatto ambientale, tra spedizioni, prodotti utilizzati e spreco di acqua, è secondo solo al petrolio, anche in questo caso il riciclo è diventato presto fondamentale. Lo sanno bene due ragazze siciliane che hanno avuto l’intuizione di trasformare il ‘pastazzo’ – i rifiuti degli agrumi spremuti dall’industria alimentare – in una risorsa di valore: dal pastazzo, cioè, con una tecnologia adeguata, si poteva estrarre la cellulosa adatta alla filatura. Seguì il brevetto, sia nazionale che internazionale, e l’avvio della produzione dei prototipi. Nel settembre 2014 venne presentato il primo tessuto al mondo prodotto con le bucce degli agrumi, un raso a tinta unita. Il primo lotto fu immediatamente venduto.

Il resto è una storia di successi, di premi, di collaborazioni prestigiose di un’azienda che ha preso il nome di ‘Orange Fiber’: ormai nota in tutto il mondo, nel tempo sono state realizzate una collezione con Salvatore Ferragamo esclusivamente con materiali vegetali, riciclati e sostenibili; un’altra con la svedese H&M; da ultimo una serie di cravatte per Marinella, la celebre griffe napoletana amata dai capi di governo. Insomma, la sostenibilità come parola d’ordine per tutti i settori e per tutta l’Italia, considerando anche che gli investimenti orientati in senso ambientale hanno portato alle aziende che li hanno fatti più innovazione, più esportazione e più assunzioni. Un win win a cui oggi non è più possibile sottrarsi.

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