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L’esperto: “Smartworking Schroders nasce da digitalizzazione rapporti sociali”

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Roma, 17 ago. (Labitalia) – “Questa decisione è figlia di un processo di digitalizzazione dei rapporti sociali, tra cui il lavoro, che il Covid ha accelerato bruscamente ma non creato, e che genera alcune considerazioni e domande sul prossimo futuro”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Luca Brusamolino, ceo di Workitect e esperto di smartworking, commentando l’annuncio della società di asset management inglese, Schroders, che prima del suo settore, permetterà ai propri dipendenti di lavorare in modo flessibile. Innanzitutto “un po’ di chiarezza. Lo smartworking non è lavoro da casa ma è una modalità lavorativa che si basa su autonomia nella scelta di luogo orari e strumenti di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Non risponde solo al dove ma anche al quando e come lavorare in modo nuovo”.

“Dal momento in cui – spiega – si perde il vincolo del luogo di lavoro il ‘workplace’ acquisisce più centralità e diventa un magnete attrattivo. La domanda giusta non è, quindi, se serve ancora l’ufficio ma a cosa serve incontrarsi e dato che, nell’economia della conoscenza il lavoro è sempre più collaborativo il luogo fisico di lavoro sarà sempre più importante per fare in modo che le persone si incontrino, si scambino idee e collaborino tra loro”.

“Lo spazio costa caro – ammette Luca Brusamolino – è vero però che i costi di locazione e gestione di un ufficio sono in % secondi solo ai costi del personale e soprattutto nelle aree centrali delle città come Londra o anche Milano sono altissimi. Avremo, quindi, uffici più piccoli ma più adatti al lavoro attuale e più simili a coworking, alberghi, ristoranti e bar. Il fatto di non recarsi tutte le mattine al lavoro cambia anche il modello di mobilità con un impatto positivo sul traffico e sulla vita dei pendolari”.

“Questo – sottolinea – ha enormi vantaggi sulla produzione di co2 ma c’è un rischio svuotamento delle città. Da qui gli appelli dei sindaci tra cui quello di Milano, Giuseppe Sala, al ‘ritorno al lavoro’ per l’impatto su bar e ristoranti chiusi”.

“Questo però – avverte Luca Brusamolino – può creare un impulso positivo per le periferie e la nascita di una rete di coworking diffusi in modo da permettere alle persone di avere una ‘socialità lavorativa’ anche al di fuori della sede aziendale. Abbiamo quindi un’enorme opportunità di cambiamento che non si limita al lavorare da casa ma che se colta appieno può impattare positivamente sulle nostre città sulle nostre aziende e soprattutto sulle nostre vite”.

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