Dj morta: ‘fratture compatibili con aggressione animali’ e spunta il giallo del calzino/Adnkronos (2)
(Messina) – Intanto, proseguono a ritmo serrato le ricerche del piccolo Gioele. Anche oggi una settantina di uomini ha setacciato tutta la zona attorno al luogo della sparizione, “siamo arrivato fino a un diametro di circa 2 km dal luogo del ritrovamento”, spiega un inquirente. Ma anche oggi non c’è stata la svolta tanto sperata. E i Cacciatori di Sicilia dei Carabinieri hanno controllate anche le zone più impervie. A questo punto, gli inquirenti, stanno revisionando tutti i video registrati dai droni che in questi giorni sono stati fatto girare nella zona del ritrovamento. “Magari riusciamo a trovare un oggetto che appartiene al bambino”, si lascia sfuggire un soccorritore che dallo scorso 3 agosto partecipare alla ricerche. Senza esito.
Ma, come emerge da un video al vaglio degli inquirenti, fino al momento dell’incidente il bambino era ocn la madre “ed era vivo”. “Si vede la faccia e si vede che è vivo, l’immagine è chiara – ha spiegato il Procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, che coordina l’inchiesta – E questo rende quantomeno più fondata l’ipotesi che nell’incidente stradale il bambino fosse con la madre. Parliamo di ipotesi, perché resta comunque un “buco” di 10 minuti”. Quei dieci minuti sono il tempo impiegato da Viviana Parisi per raggiungere con la sua Opel Corsa il casello autostradale di Sant’ Agata. Ma non è l’unico video in possesso degli investigatori.
La Polizia sta passando al setaccio le immagini delle telecamere di diverse attività commerciali ed edifici privati. E che potrebbero aiutare a ricostruire ulteriormente il tragitto fatto dalla donna. La donna si è reimmessa in autostrada in direzione Messina-Palermo alle 10.52 di lunedì, 3 agosto. Dove era diretta? Poi l’incidente in galleria Pizzo Turda a Caronia. Dopo avere guidato “zigzagando”, come dicono gli inquirenti, è finita contro un furgone. Il bambino si è ferito? O è morto, come ipotizzano ancora gli investigatori, anche se non è l’ipotesi principale. I familiari non ci credono.

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