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Scopri cos’è la sindrome da Workaholism. Potrebbe riguardare anche te

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La vicinanza tra vita privata e lavorativa può aumentare il rischio di sindromi come questa

Il termine Workaholic (in italiano letteralmente ‘sindrome da alcolista da lavoro’, più in generale ‘sindrome da dipendenza da lavoro’) è stato coniato nel 1971 da Oates.

Esso è il risultato della contrazione delle due parole ‘work’, ‘lavoro’ e ‘a(lco)holic’, cioè ‘alcolizzato’.

Si riferisce, infatti, a quelle persone per le quali la dipendenza dal lavoro è diventata così radicale da costituire un pericolo per la loro salute, la felicità personale, le relazioni interpersonali e il funzionamento sociale (Oates, 1971).

La scelta inevitabile dello smartworking, dettata dall’emergenza COVID 19, ha modificato non solo il vissuto personale, ma anche le pratiche lavorative.

Se in molti casi si sono registrate conseguenze positive in termini di mobilità, produttività e multitasking, un recente report sul lavoro agile nelle PA italiane mette in evidenza le principali implicazioni del lavoro agile rispetto alla gestione e alla salute mentale dei lavoratori.

Lo studio, infatti, fornisce preziose osservazioni sulle conseguenze dello smartworking.

Tale modalità rende il lavoratore iperconnesso, diminuendo, se non addirittura azzerando, lo spazio sia fisico sia psicologico tra vita privata e vita lavorativa.

La conseguenza è un aumento dello stress lavoro-correlato, ma soprattutto di sindromi non facilmente rilevabili, come quella da Workaholism.

Si tratta, infatti, di una sindrome che spesso si mimetizza facilmente perché se da un lato nel lavoratore si instaura una vera dipendenza, dall’altro, per l’azienda il lavoratore workaholic può essere una risorsa umana molto produttiva.

Ad aggravare il quadro contribuiscono anche aspetti culturali. Nella Società della Rete, infatti, il lavoro può seguire la risorsa umana in qualsiasi luogo.

La tecnologia ha reso il workaholism più diffuso che mai anche perché, culturalmente, essere ‘occupati’ è un distintivo di onore.

I ricercatori sono concordi nel ricordare che se il lavoro agile e intelligente risulta un’ottima strategia per fronteggiare una crisi quale quella del COVID 19, non bisogna dimenticare i rischi ad esso connessi e ricordare l’importanza di momenti di socializzazione, anche virtuale, di ascolto e supporto ai lavoratori con vulnerabilità.

 

COVID19, dipendenza dal lavoro, smart working, workaholism

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