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Iran, chi governa davvero a Teheran? Leadership non è più vertice unico, l’analisi

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(Adnkronos) – L’interesse dei media dei Paesi arabi del Golfo per la vera governance dell’Iran in questo momento di incertezze emerge con chiarezza dalle analisi pubblicate dal quotidiano saudita Al Sharq Al Awsat e dall’emittente qatarina Al Jazeera. Entrambi mettono in evidenza il ruolo sempre più prominente di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento (Majlis), come figura chiave in un sistema di potere frammentato e sotto pressione estrema. L'articolo di Al Sharq Al Awsat descrive Ghalibaf come una personalità di importanza cruciale in questa fase decisiva. Dopo gli attacchi di americani e israeliani che hanno eliminato figure di primo piano – a partire dall'uccisione del Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei alla fine di febbraio 2026 – Ghalibaf emerge come il principale "ponte" tra le élite politiche, di sicurezza e religiose. Con un background che spazia dal comando nelle Guardie rivoluzionarie durante la guerra Iran-Iraq, al ruolo di capo dell'aviazione del Corpo, capo della polizia nazionale (2000-2005), sindaco di Teheran per oltre un decennio (2005-2017) e presidente del Parlamento dal 2020, Ghalibaf combina esperienza militare, amministrativa e politica.  Considerato da sempre vicino al defunto Khamenei e ora al figlio Mojtaba, ha adottato un linguaggio di sfida intransigente: in discorsi televisivi e su X ha minacciato il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu di “colpi devastanti” tali da farli “implorare”, accusandoli di aver oltrepassato la “linea rossa” e promettendo vendetta per l'attacco che ha decapitato la leadership iraniana. Al Jazeera, in articolo intitolato 'Chi governa davvero l'Iran?' delinea un quadro più ampio e complesso: il potere non è più concentrato in un'unica figura carismatica o centralizzata, ma si è trasformato in un'alleanza funzionale nata sotto il fuoco della guerra. Mojtaba Khamenei garantisce continuità simbolica e legittimità religiosa attraverso messaggi scritti che insistono sulla stabilità, sulla conferma degli incaricati del padre “fino a nuovo ordine”, sull'”economia della resistenza” e sull'unità nazionale. Teoricamente, il giovane Khamenei come Guida Suprema detiene l'ultima parola su forze armate, politica estera, guerra e pace.  Tuttavia, nel pieno del conflitto, il centro decisionale operativo è dominato dai Guardiani della Rivoluzione, che mantengono resilienza e adattamento decentralizzato nonostante gravi perdite tra i comandanti. Il governo gestisce l'amministrazione quotidiana per evitare il collasso istituzionale, mentre Ghalibaf emerge come la figura civile più visibile e influente.  L'eliminazione di mediatori tradizionali come Ali Larijani (ex segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ucciso in un attacco israeliano) ha ristretto lo spazio per figure equilibrate e trasversali, favorendo invece chi parla la lingua della rappresaglia e della mobilitazione, sottolinea l'emittente. Ghalibaf ha riempito questo vuoto con comunicati che vanno oltre il ruolo da capo di un parlamento: su X ha evocato un cambiamento irreversibile nello status quo dello Stretto di Hormuz, dichiarato operativa l'”equazione occhio per occhio”, deriso le affermazioni americane sul presunto smantellamento delle capacità missilistiche iraniane e promesso che il popolo genererà “migliaia” di figure come Larijani.  Questa retorica di deterrenza e mobilitazione, unita al suo percorso unico (dalle strutture di potere alle istituzioni civili), lo rende particolarmente adatto al ruolo attuale. In sintesi, a circa quattro settimane dall'inizio dell'offensiva Usa-Israele, leadership non è più un vertice unico, ma un’alleanza funzionale tra legittimità religiosa (Mojtaba Khamenei), potenza militare e di sicurezza (Guardie Rivoluzionarie) e voce politica di primo piano (Ghalibaf), con il governo a tenere in piedi l’amministrazione ordinaria.  È un equilibrio nato sotto il fuoco della guerra, che determinerà il destino del Paese in una delle sue fasi più critiche della sua storia, con Ghalibaf che si afferma come il principale attore civile in grado di navigare tra repressione interna, resistenza esterna e sopravvivenza del regime. 
—internazionale/[email protected] (Web Info)

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