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Garlasco, de Giovanni: “Stasi condannato oltre ogni dubbio? Un innocente in galera è cosa gravissima”

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(Adnkronos) –
Alberto Stasi è stato davvero condannato oltre ogni ragionevole dubbio? È quanto si chiede lo scrittore Maurizio de Giovanni a proposito del caso Garlasco. "Noi siamo forcaioli. Nei primi momenti di un delitto, specie quello di una ragazza così giovane come era Chiara Poggi, vogliamo una testa e la vogliamo immediatamente", ha detto all'Adnkronos il 'papà' del commissario di polizia Ricciardi – protagonista di molti romanzi ambientati nella Napoli degli anni Trenta – e della serie dei Bastardi di Pizzofalcone (serie che hanno anche avuto una 'seconda vita' in televisione). "Ma non deve essere così" perché "una persona deve essere condannata oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi ci si chiede come si sia arrivati alla condanna di Alberto Stasi oltre ogni ragionevole dubbio se ora sono emersi motivi e situazioni così importanti".  In merito al caso di Chiara Poggi – oggi tornato alla ribalta dopo che Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, è stato indagato per omicidio in concorso con Alberto Stasi o con ignoti – de Giovanni premette: "Non conosco gli atti e le carte" e "di fronte a quello che è successo non mi sento di prendere posizione. Pur appassionandosi dall'esterno a certi delitti e pur rilevando certe situazioni, non è possibile arrivare a conclusioni radicali e decise". Lo scrittore, però, aggiunge in linea generale: "Detto questo un innocente in galera è un vulnus, è una cosa gravissima per la società. Pensiamo alla vita rovinata di questo ragazzo. Non credo che sia facile – per Stasi – né opportuno ritrovarsi con una così grave condizione di detenzione se non è stato lui". De Giovanni offre, più in generale, una riflessione "politica sulle problematiche relative alla riforma della giustizia. Se Stasi dovesse essere innocente dovremmo pensare a come ha vissuto, a come si è sentito, ogni singolo momento di questi diciotto anni, dieci di detenzione e otto di processi". Un'osservazione che si lega alla riforma della giustizia e alla separazione delle carriere in discussione. "Noi ci prepariamo – osserva – a fare in modo che, a compiere le indagini sia un super poliziotto e non un magistrato. La riforma della giustizia vuole questo con la separazione delle carriere". Con il sistema attuale, che "prevede la presenza di un magistrato andiamo incontro anche a queste tragedie. Pensiamo se, sul modello americano, il procuratore sia una carica elettiva o comunque dipendente dal ministero dell'Interno che fa carriera sulla base di quanta gente riesce a perseguire. Questa secondo me è una materia di riflessione primaria per tutti perché è di una pericolosità estrema, profondamente e gravemente incivile", conclude. 
Il caso di Chiara Poggi potrebbe diventare materia per un romanzo giallo? "Qualcuno che esce di galera, dopo una vita rovinata e che si guarda attorno e cerca di capire cosa deve fare è comunque qualcosa di molto notevole e narrativo", risponde de Giovanni che conclude: "Naturalmente bisogna maneggiare la realtà con molto rispetto perché è fatta di carne, sangue e dolore. La fantasia è fatta di carta, è una cosa bene diversa". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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