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Privacy: Mulè (Fi), ‘in Costituzione prevista ‘riservatezza’, ma disapplicata’

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Roma, 6 lug. (Adnkronos) – “Il dovere di riservatezza è sancito dalla nostra Costituzione non già e non solo nella declinazione degli articoli 15 e 21 ma esplicitamente nell’articolo 111 laddove – unica volta nella nostra Carta – fa capolino l’avverbio ‘riservatamente’ relativo al dovere di riservatezza nell’attività giudiziaria”. Lo afferma il vicepresidente della Camera e parlamentare di Forza Italia, Giorgio Mulè, nel corso del suo intervento di saluto alla presentazione della Relazione Annuale del Garante per la Protezione dei Dati Personali, che si svolge nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Il parlamentare ‘azzurro’ sottolinea che: “Sappiamo che vi è la complessa individuazione del cosiddetto equo bilanciamento tra tutela della privacy e diritto all’informazione così come enunciato nell’articolo 21”. “In verità- prosegue Mulè – esiste, lasciatemi dire esisterebbe, un cancello invalicabile a protezione della persona laddove proprio l’articolo 111 prevede che nel processo penale la persona accusata di un reato sia nel più breve tempo possibile (e già qui potremmo inarcare con ottime ragioni le sopracciglia) dicevo, la persona accusata di un reato sia informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico”.

Il vicepresidente della Camera evidenzia che: “Non v’è chi non vede, anche rispetto ad attualissimi casi di cronaca, come questo precetto che ricordo a me stesso si innesta in una fase preliminare dell’accertamento giudiziario sia quotidianamente violato con conseguenze nefaste e a volte non risarcibili in termini di vita sociale, di relazione, e si abbia il coraggio di dirlo politica”. “E allora – continua Mulè – a quasi 25 anni di distanza dalla riforma dell’articolo 111 della Costituzione bisognerà avere il coraggio di dichiarare senza infingimenti il fallimento applicativo di questa modifica che mina in radice il diritto alla riservatezza della persona”.