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Lgbt: flash mob Pro vita a Torino, bambolotti dentro carrelli spesa

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Roma, 12 mag. (Adnkronos) – ”Mentre un manipolo di sindaci “ribelli”, con alcuni giornalisti, vip ed esponenti dell’associazionismo Lgbt, si sono dati appuntamento a Torino con l’evento “La Città per i diritti”, per istigare a violare la legge con le trascrizioni anagrafiche per figli di coppie dello stesso sesso, spalancando così le porte all’utero in affitto, ma anche al matrimonio egualitario e alle adozioni per coppie dello stesso sesso, noi di Pro Vita & Famiglia abbiamo organizzato un presidio in piazza Castello, a pochi metri dalla loro assemblea, per difendere i diritti di donne e bambini”. Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus.

”Il nostro flash mob ha portato in piazza maschere dei sindaci arcobaleno, un maxi bandierone che ha ricoperto piazza Castello con il disegno della famiglia e carrelli della spesa con dentro soldi e bambolotti con un codice a barre. Perché questa è la conseguenza delle trascrizioni: aprire la strada all’utero in affitto, ovvero alla mercificazione del corpo delle donne, trattate come schiave, e dei bambini, considerati come prodotti da acquistare come in un supermercato. Le trascrizioni sono un ricatto politico a cui non vogliamo cedere, sono un “condono” sulla pelle dei bambini. Questi sindaci vorrebbero dare priorità ai capricci ideologici, a discapito dei veri diritti, quelli dei bambini”.

”Accettare di trascrivere gli atti di nascita per ‘figli’ di coppie gay serve solo a dare a un adulto il riconoscimento dello status di genitore, dunque non per dare un diritto ai minori ma per certificare un privilegio che gli adulti hanno avuto, letteralmente a tutti i costi, con l’utero in affitto. I sindaci Roberto Gualtieri (Roma), Beppe Sala (Milano), Gaetano Manfredi (Napoli), Stefano Lo Russo (Torino), Matteo Lepore (Bologna), Dario Nardella (Firenze) e Antonio Decaro (Bari) questo lo sanno? Sanno quale destino impongono a donne e bambini? Con la riunione di oggi, inoltre, hanno abbracciato le istanze degli enti locali iscritti alle rete Re.a.dy, ovvero una realtà che propone le adozioni per coppie dello stesso sesso, appunto l’utero in affitto, ma anche la carriera alias e i progetti gender nelle scuole di tutta Italia”.