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40 anni di Aisla, Fondazione Vialli e Mauro conferma il sostegno

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Roma, 28 apr. (Adnkronos Salute) – “Il senso è stare accanto alle persone pur non avendo il problema, coinvolgendo persone che non hanno il problema” della sclerosi laterale amiotrofica (Sla). “E’ una missione dell’associazione Aisla, una nostra battaglia di anni: arrivare a più persone possibili, soprattutto a quelle che non hanno il problema”. Così Massimo Mauro, presidente Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus e già presidente Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), conferma il sostegno all’associazione, nel suo intervento oggi a Novara partecipando all’evento per il 40esimo compleanno di Aisla.

“Siamo nati 18 anni fa – racconta Mauro, ex calciatore – avevamo smesso di fare quello che ci piaceva e ci sembrava importante trovare un senso, fare la cosa più bella per noi che, fino ad allora, era giocare a calcio. Quando abbiamo smesso, con Luca Vialli, ci era sembrato di non avere più la terra sotto i piedi. L’idea di finanziare la ricerca – continua Mauro, con un velo di emozione ricordando il socio fondatore recentemente scomparso – è arrivata perché in quel momento c’era una maniera di parlare della malattia, che colpiva i calciatori, che non ci piaceva. Soprattutto il fatto che il calcio contribuisse a far venire la Sla offendeva un po’ la nostra vita, quello che era stata. Volevamo poi andare incontro alla speranza di questi ragazzi che erano stati colpiti dalla malattia”.

I due ex calciatori di serie A si sono messi in gioco. “Vediamo se con la passione riusciamo a raccogliere dei fondi”, si sono detti. “Poi però bisognava pensare a come spenderli bene, cosa non scontata – sottolinea Mauro – Siamo stati fortunati. Abbiamo incontrato Mario Melazzini (già presidente Aisla, ndr) e Alberto Fontana (presidente Centri clinici Nemo, ndr) e tutto il mondo dell’assistenza e della ricerca. Siamo stati catturati da questo mondo e continueremo a sostenere questa attività in futuro fino a quando non vinceremo questa partita, con un farmaco, una cura”.