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Lavoro: Orlando (Pd), ‘contrastare scelta governo di aumentare precarietà’

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Roma, 27 gen (Adnkronos) – “Si tratta di una scelta da contrastare in ogni modo. Dopo la pandemia la ripresa dell’occupazione ha già sbilanciato il mercato del lavoro a favore dei contratti a tempo. La reintroduzione dei voucher e questo intervento porteranno ad un aumento della precarietà che già oggi è insostenibile a livello sociale e incompatibile anche dal punto di vista previdenziale: contratti brevi e con bassi salari contribuiscono a rendere insostenibile il sistema delle pensioni. Senza dimenticare che oggi la competizione si gioca sulla qualità del lavoro, l’illusione di favorire le imprese nel mercato globale svalutando il lavoro si è ampiamente rivelata infondata”. Lo dice il deputato Pd ed ex ministro del Lavoro Andrea Orlando al ‘Manifesto’ sulla liberalizzazione dei contratti a termine annunciata dal governo.

“Se l’obiettivo era produrre più lavoro stabile è chiaro che ha fallito -aggiunge poi l’esponente dem parlando del Jobs Act-. L’idea che rendere più facili i licenziamenti avrebbe reso più conveniente per le imprese assumere a tempo indeterminato si è rivelata sbagliata. Lo dicono i numeri, senza dimenticare gli interventi della Corte costituzionale che ha segnalato sperequazioni. Dunque per il Pd è tempo di ripensare completamente quella impostazione, senza furori ideologici ma senza rimozioni”.

“Ci sono settori del partito che provano nostalgia per il ciclo neoliberale, che non si rassegnano alla fine di quella stagione, che ormai è evidente per tutti, e non la criticano. Al massimo spunta qualche frase sulla lotta alle diseguaglianze, ma non si dice mai che sono figlie di un modello di sviluppo che non si mette in discussione”, dice ancora.

(Adnkronos) – “L’idea di essere più competitivi – spiega poi Orlando – comprimendo il costo del lavoro, senza toccare rendite e corporazioni e senza politiche industriali, si è rivelata inadeguata. Non solo ha creato questo alto livello di precarietà, ma quel modello che punta sulla dequalificazione del lavoro mette in discussione anche la tenuta delle stesse imprese. Sarebbe esiziale per il rapporto con il mondo del lavoro se, dopo aver detto delle cose chiare in campagna elettorale su questo tema, le abbandonassimo”.

“I fatti costringeranno chiunque vincerà il nostro congresso a fare i conti con i temi della de-globalizzazione – ha sottolineato l’ex ministro del Lavoro – di cui discutono tutte le forze progressiste del mondo.Temi che anche la destra ha colto, come dimostrano le parole di Tremonti e del ministro Urso che ha convocato i sindacati per discutere di politiche industriali. Parole, per la verità, alle quali non sta seguendo nessun fatto. Lo dimostrano la vicenda Ilva e l’assenza di strumenti nella legge di bilancio”.