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Ucraina: Delrio (Pd), ‘vogliamo pace, ma non invochiamo diritto alla resa’

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Roma, 13 dic. (Adnkronos) – “La guerra non è un fatto a cui abituarsi, la guerra è orrore e fallimento dell’umanità, oltre che della politica. La guerra va rifiutata, la nostra Costituzione lo dice chiaramente. E noi crediamo che le forze armate servono a difendere la pace no a promuovere la guerra. La guerra la pagano soprattutto i civili. E’ importante che questo pensiero non venga omesso”. Così il senatore del Pd Graziano Delrio nel suo intervento in Aula sulle comunicazioni del ministro Guido Crosetto.

“Noi siamo per la continuità del nostro impegno a sostegno dell’Ucraina, non dell’invio delle armi. Noi stiamo ragionando del diritto all’autodifesa di un popolo libero. La guerra non può essere vinta né dagli ucraini né dai russi. Questo argomento deve spingere ogni paese a lavorare per il dialogo perché la pace si fa con il nemico. Noi abbiamo apprezzato il desiderio di continuare nella via della missione della pace. L’Italia è costruttrice di ponti”.

“Abbiamo avuto milioni di morti di profughi, di sfollati. Questo è il punto chiave: non possiamo invocare il diritto alla resa. Sappiamo che non possiamo arrenderci alla forza brutale di un dittatore e girare la faccia davanti all’ingiustizia e alla violazione di confini. Davanti a questo, abbiamo due possibilità: o di arrenderci davanti alla logica della prepotenza o costruire le condizioni affinché il popolo ucraino possa difendersi”.

“Noi non facciamo la guerra al popolo russo che è vittima della guerra. L’azione diplomatica -prosegue Delrio- deve servire a far sentire tutti in una casa comune e di pace. L’Europa può e deve fare meglio con una sua iniziativa diplomatica. L’Europa non può delegare né agli Stati Uniti né alla Cina la ricerca della pace ma deve giocare un suo ruolo come Europa. Tutti siamo animati da patriottismo ma dobbiamo tenerci lontani dai nazionalismi. Gli eccessi di nazionalismi sono la guerra. Abbiamo bisogno di ricordare che la difesa è uno strumento. La debolezza è che come Europa non abbiamo una politica estera comune”.

“Non è cessione di sovranità delegare e su questo chiediamo al governo un impegno forte e chiaro perché si faccia promotore per una tregua delle parti in causa. Stiamo ragionando di un conflitto con il problema del pericolo nucleare. Anche per questo è necessario invocare a gran voce una tregua, una cessazione che permetta un dialogo e una pace giusta basata sulla verità”.