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**Pd: primarie vs costituente, prosegue lavoro su tempi Congresso**

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Roma, 17 nov (Adnkronos) – A un passo dal traguardo, il Pd rischia di inciampare. Alla vigilia della Assemblea nazionale di sabato prossimo, chiamata a dare il via all’iter congressuale, l’intesa raggiunta con la mediazione di Enrico Letta per accelerare i tempi sembra indebolirsi. Mentre il dibattito nel partito, di colpo, si riaccendeva. Qualche nuvola nel cielo dem si è addensata già dal mattino, quando il Nazareno è dovuto intervenire per chiarire: “Dimissioni Letta? La notizia è del tutto infondata”.

Il riferimento è a quelle indiscrezioni di stampa che dipingevano un segretario talmente esausto dalle mediazioni e dalle varie richieste in campo sulla data del Congresso da aver pensato di gettare la spugna. Non è così, almeno non per quel che riguarda l’impegno di Letta, come chiarisce il Nazareno: “In queste ore il segretario è completamente assorbito dall’impegno a presentare sabato, in Assemblea nazionale, una soluzione che superi le attuali complessità regolamentari e statutarie e consenta lo svolgimento con successo del Congresso”.

Resta, quindi, “l’opzione” di chiudere il Congresso il 19 febbraio. Che, come era stato chiarito, è però “una delle opzioni” in campo. In queste ore i contatti tra le varie anime dem sono frenetiche in vista della riunione di sabato. “La nostra fine sarebbe ora gettarsi in un regolamento di conti tra le vecchie appartenenze e in una sfida solo sui nomi”, è l’appello che lancia il responsabile dell’Organizzazione Stefano Vaccari da radio Immagina. Il ‘focus’ sull’iter congressuale va quindi avanti. L’idea sarebbe quella di lavorare sulle tante scadenze previste dal Regolamento, per comprimerle un po’. Tra le ipotesi, ci sarebbe anche quella di invertire primarie e costituente.

(Adnkronos) – Si tratta di un lavoro che viene seguito anche fuori dal Pd: Articolo 1, per esempio, ha già fatto sapere che in caso di un Congresso tradizionale sarebbe impossibile partecipare: “Chiediamo una costituente vera”, ha detto Roberto Speranza. Tra gli altri problemi, per dare il via libera al ‘cambio di passo’ sul Congresso bisogna modificare lo Statuto e per farlo serve un ampio consenso. “E’ complesso garantire oltre 500 voti”, spiega un deputato dem che segue da vicino il ‘dossier’. Anche per questo, pur se con ottimismo (“l’intesa c’è sul pacchetto di modifiche da presentare sabato”), ancora in casa Pd il fiato è sospeso.

Il fatto è che i punti di vista dentro il partito sono diversi. L’ala riformista, per esempio, avrebbe recapitato in questi giorni a Letta le sue priorità: “Bisogna conoscere al più presto quali sono le candidature, in questo modo il dibattito partirà in modo naturale. Quando? Entro Natale”, spiega in Transatlantico un deputato in attesa di novità dal partito.

La sinistra interna, invece, avrebbe suggerito di assegnare il giusto spazio alla fase di apertura verso l’esterno e alla discussione (fino al 20 gennaio) per poi accelerare un po’ sul voto ai candidati e sulle primarie. “O si fa la costituente e si costruiscono le condizioni per un’apertura oppure si fa un Congresso ordinario e si seguono dei tempi che possono essere anche più stretti. Non c’è nessuna volontà di diluire i tempi per ragioni oscure”, ha detto Andrea Orlando. Sono opinioni differenti, sulle quali prosegue la mediazione che andrà avanti fino a sabato.