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Al bunker Ucciardone l’omaggio a Vincenzo Mineo, memoria storica del Maxiprocesso

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Palermo, 12 nov. (Adnkronos) – Anche se non c’è fisicamente, la presenza di Vincenzo Mineo all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo è palpabile. Era lui il ‘custode’ del bunker che ospitò il primo maxiprocesso alla mafia. La memoria storica. Vincenzo Mineo è morto il 10 maggio di un anno fa per un infarto fulminante. E oggi il suo nome è risuonato nell’aula bunker durante la cerimonia di intitolazione del’astronave, come venne ribattezzata all’epoca della costruzione-lampo, alla presenza del Capo dello Stato. A ricordarlo, insieme con il Presidente del Maxiprocesso Alfonso Giordano, è stato durante il suo intervento il Presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca. Che ha così voluto rendere omaggio alla figura di Mineo e di Giordano.

Il primo incontro di Vincenzo Mineo con Giovanni Falcone avvenne nell’autunno del 1985, qualche mese prima del deposito della cosiddetta ‘Ordinanza di rinvio a giudizio’ per il maxiprocesso. Gli fu assegnata all’Ufficio Istruzione la stanza della segretaria di Giovanni Falcone. Quello che oggi viene chiamato il ‘bunkerino’, con il Museo dedicato a Falcone e Borsellino, all’epoca conteneva centinaia di faldoni. Era la prima volta che giudici e funzionari si trovavano a lavorare a un processo così grosso, con centinaia di imputati. E Mineo in quella fase si occupò, da solo, di tutte le posizioni processuali dal punto di vista dei provvedimenti sulla libertà personale. Prima del rinvio a giudizio c’erano 706 indagati che diventarono 475 imputati rinviati a giudizio di cui circa 300 erano detenuti.

Mineo è scomparso un anno fa a 69 anni, lasciando l’amatissima moglie Esther, oggi presente all’aula bunker, e i figli. Era stato lui il primo ad avere le chiavi dell’aula bunker dell’Ucciardone. Era considerato da tutti la memoria storica. Era andato in pensione e nel 2018 ma fino ad allora era sempre presente, a tutti i processi più importanti, che si sono celebrato all’Ucciardone. Era anche una sorta di ‘Virgilio’ per i tanti cronisti di cronaca giudiziaria che frequentavano il tribunale. Sempre gentile, sempre disponibile, sempre generoso. Era stato proprio Mineo ad accompagnare e ‘guidare’ gli oltre 500 giornalisti accreditati al bunker per il maxiprocesso. Un bunker costruito in appena nove mesi. Il trasferimento degli atti (oltre 600mila fogli che presto avrebbero superato il milione e altri supporti informatici) venne completato a poche ore dall’inizio del dibattimento.

Quando morì, l’anno scorso, Giovanni Paparcuri, l’autista giudiziario del giudice Rocco Chinnici sopravvissuto alla strage di via Pipitone Federico, disse: “Vincenzo Mineo, adesso mi proteggerai anche tu … da lassù. Ciao”. Mineo era presente in aula anche quando il 16 dicembre 1987 il presidente Alfonso Giordano lesse per un’ora e mezzo il dispositivo della sentenza: 19 ergastoli e 2665 anni di reclusione. E lo è stato pure oggi, seppure non fisicamente, durante la cerimonia di intitolazione della ‘sua’ aula bunker agli amatissimi giudici Falcone e Borsellino. (di Elvira Terranova)