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**Pd: capigruppo e nomine si entra nel vivo, spunta idea Zan ‘anti-Fontana’**

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Roma, 14 ott. (Adnkronos) – Il primo a stupirsi è stato proprio lui, Alessandro Zan. L’idea di proporlo come vicepresidente alla Camera è nata tra i parlamentari dem dopo l’elezione stamattina dell’ultra cattolico Lorenzo Fontana a Montecitorio. “E’ solo una voce” ma “io sono a disposizione”, il commento del deputato simbolo della battaglie per i diritti Lgbt. E la suggestione piace anche ai vertici dem. Nei prossimi giorni si vedrà se ci sono le condizioni perché diventi qualcosa di più concreto.

Martedì sono convocati i gruppi per l’elezione dei presidente e mercoledì ci sarà il voto sulle nomine istituzionali. Nel Pd la partita si giocherà in un pacchetto che tenga conto degli equilibri dei gruppi. La componente femminile resta l’unico dato certo. Per il resto non è ancora sciolto il nodo tra la riconferma delle uscenti Simona Malpezzi e Debora Serracchiani o un rinnovamento con Anna Ascani magari alla Camera. Per il Senato ci sarebbero Valeria Valente e Anna Rossomando. Quest’ultima però, già vicepresidente a palazzo Madama, non è escluso sia riproposta per l’incarico.

In sostanza lo schema su cui ragionano i dem è quello di un vicepresidente al Senato e un questore (in pole il franceschiniano Bruno Astorre) e un vicepresidente alla Camera. Poi ci sono i capigruppo. E sullo sfondo le presidenze delle commissioni di garanzia. I dem puntano al Copasir per Lorenzo Guerini o Enrico Borghi. Sebbene ci sia chi avanza il sospetto che dietro il caos di ieri al Senato, con i voti arrivati dall’opposizione a Ignazio La Russa, si nascondano le mire di Matteo Renzi proprio per la guida dell’organismo di controllo. Ma anche sulle stesse vicepresidenze a palazzo Madama potrebbero esserci delle sorprese legate a quanto accaduto ieri.

Intanto i rapporti tra le opposizioni restano molto tesi. C’è l’ira del Pd verso Renzi e i suoi considerati tra i ‘traditori’ ieri al Senato. E anche con Giuseppe Conte i rapporti restano al minimo. Tanto che oggi, pure unita nella critica a Fontana, l’opposizione è andata comunque in ordine sparso nel voto in aula, ognuno con un proprio candidato di bandiera. Eppure il tentativo di coinvolgere, Letta l’aveva tentato mettendo in campo il nome di Cecilia Guerra, già esponente del Conte 2.

“Tossine della campagna elettorale e molti elementi di incompatibilità”, viene fatto notare nel Pd ma, allo stesso tempo, il segretario dem è convinto che “strada facendo ci si renderà conto che senza un argine comune, lo spostamento verso il sovranismo non avrà argini” e che “sarà necessario trovare su singole battaglie in minimo comune denominatore”.

Dice Nicola Zingaretti che a breve lascerà la guida della regione Lazio: serve “l’apertura di una fase nuova tra le opposizioni. Se la situazione è preoccupante non si può rimanere congelati al passato e le occasioni non mancheranno”. A partire anche dalle regionali nel Lazio: “Credo sia giusto fare uno sforzo, fare di tutto per provare a non distruggere l’alleanza e presentarsi uniti e competitivi” e “non regalare alla destra la guida della seconda regione italiana”.