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**M5S: Conte domani vede eletti, no nomine ma percorso, ‘avanti filo diretto con cittadini’**

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Roma, 10 ott. (Adnkronos) – Continuare la battaglia per difendere il reddito di cittadinanza e il superbonus, premere sulla ripresa dei negoziati per fermare la guerra in Ucraina perché l’unica strategia non può essere l’invio di armi a Kiev, alimentare il filo diretto, il contatto con i cittadini: questo, in sintesi, il messaggio che Giuseppe Conte è pronto a lanciare domani ai nuovi eletti, che vedrà a mezzogiorno a Montecitorio, dove sempre domani si registrerà, per la prima volta, come parlamentare della Repubblica.

Un discorso programmatico, quello del leader pentastellato, che non toccherà le questioni di organizzazione interna. “I paletti che Conte vuole dare ai parlamentari sono anzitutto un monito per la sua stessa azione”, spiegano all’Adnkronos i beninformati. L’ex premier non intende abbandonare i comizi, che sono serviti per ritrovare il feeling con i militanti e con i cittadini. Le questioni interne, a partire dalle nomine dai capigruppo -che vedono in pole Mariolina Castellone al Senato e Francesco Silvestri alla Camera- saranno toccate solo successivamente.

Intanto nessun commento o accenno del leader del M5S all’appello dell’ex alleato Enrico Letta per un’opposizione unitaria, anche in piazza se necessario. A stoppare il segretario dem ci pensano tuttavia due vice di Conte, Riccardo Ricciardi e Alessandra Todde. “L’appello all’unità andava fatto prima delle elezioni e non dopo – dice all’Adnkronos la viceministra al Mise -. Mi sembra davvero paradossale che l’attuale dirigenza dem proponga adesso un dialogo avendo capito di aver sbagliato tutte le scelte politiche negli ultimi 3 mesi”.

“Vogliono fare un’opposizione unica -insiste Todde- dopo settimane in cui ci hanno attaccato ogni giorno preferendo parlare di agenda Draghi e di voto utile mentre noi giravamo l’Italia parlando di agenda sociale e difesa degli ultimi? Dai banchi dell’opposizione non dobbiamo stringere nessuna alleanza”. “Se il Pd vorrà seguirci sui nostri temi, quelli per cui ci battiamo da sempre mettendoci la faccia e le idee, non vedo alcun problema – aggiunge -. Noi faremo un’opposizione intransigente sui temi che abbiamo condiviso con gli italiani e sui cui abbiamo ricevuto la loro fiducia”.

A rincarare la dose Ricciardi, mai tenero con l’ex alleato. “L’appello all’unità andava fatto prima delle elezioni non dopo – dice all’Adnkronos -. Mi sembra davvero paradossale che da Letta arrivi solo dopo il voto. Se il Pd ha deciso di rompere è perché Draghi non poteva essere messo in discussione -con dubbi per di più leciti- per una sorta di lesa maestà, un dogma imprescindibile. Noi non dobbiamo garantire numeri all’opposizione, non dobbiamo trovare convergenze, ma portare avanti le nostre battaglie. Loro, i dem, faranno lo stesse con le loro, anche se non ho ancora capito quali siano, a saperlo magari…”.

“Mi fa sorridere – va avanti Ricciardi – che l’appello arrivi ora, dopo il voto. Ma non solo. Vedo che i dem indicano tra le prime cose da fare il salario minimo”, battaglia che li accomuna al M5S, “ma io ho visto in Commissione Senato la nostra proposta di legge giacere perché il Pd faceva melina, condividendo emendamenti con Fi – accusa il vicepresidente M5S -. Ci si può proclamare come si vuole, ma poi la sostanza è nei fatti e dimostra che Pd e Fi sostenevano gli stessi emendamenti: questa per noi non è e non può essere la strada da battere”. E i dubbi si annidano su tanti fronti. “Prenda la giustizia, per esempio: il Pd ha senz’altro più cose comuni con Fi che con il M5S. E’ stata una fatica in questi anni lavorare insieme, per non parlare di Iv… Non vedo spazi per una politica comune, francamente. Noi porteremo avanti le nostre battaglie, su quelle del resto siamo stati chiarissimi sin dal principio”.