Pd: Moretti, ‘non è una ditta ma la casa di tutti, giù le mani dal simbolo’
Roma, 3 ott (Adnkronos) – “Il Partito Democratico non è una ditta. Non è la casa di qualcuno, perché è la casa di tutti. Non è nato per appartenere a questo o a quel leader; né per essere ostaggio di poteri e correnti. Non è un perimetro e nemmeno un contenitore. Non è liquido, nè solido, nè gassoso, ma si è dimostrato fragile: undici segretari in quindici anni, milioni di voti persi. Eppure, siamo ancora qui, il principale partito di centrosinistra in Italia e in Europa”. Lo scrive su Facebook l’europarlamentare del Pd Alessandra Moretti.
“Perché il Pd è un’invenzione che nasce da una visione: l’idea che la vocazione maggioritaria dovesse avere l’ambizione di spalancare porte e finestre al nuovo, non quella di ridursi a un’azienda da scalare a piacimento”, prosegue Moretti che poi tra l’altro sottolinea: “Ecco perché il simbolo del Partito Democratico non può essere messo in soffitta: semplicemente perché non appartiene a nessuno ma è bene comune, perché ambizione e ideale; perché è un sogno che è iniziato il 14 ottobre 2007 con una grande idea; vivere oltre i leader; come una casa che sopravvive alle generazioni che la abitano”.
“’Il Pd non nasce da un leader e per un leader ma dalle persone reali di questo Paese’, diceva il primo segretario Walter Veltroni. Direi che è il caso di recuperare quello spirito originario perché nessuno possa sognarsi di metterci la parola fine per qualche ragione di convenienza di parte”, scrive Moretti che poi tra le altre cose aggiunge: “Ecco perché io sono partita democratica e non ho alcuna intenzione di tornare indietro, ora più che mai. L’unica cosa che dobbiamo combattere con ogni forza è l’autoconservazione: dobbiamo cambiare, e facciamolo! Discutiamo (più in fretta del solito che i tempi della crisi sono veloci), troviamo una sintesi e facciamo presto. Siamo e saremo l’opposizione democratica, puntuale e costruttiva di questo governo. C’è un popolo che conta su di noi, ed è da questa responsabilità che ci hanno affidato che dobbiamo ripartire”.
