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**Pd: metodo Letta per congresso, prima confronto autentico, poi i nomi**

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Roma, 28 set. (Adnkronos) – Non un ‘traghettatore’, né un ‘reggente’, né tanto meno un ‘dimissionario’. Ma un segretario a tutti gli effetti. Di qui al congresso. Così Enrico Letta intende gestire i prossimi mesi fino all’elezione del nuovo segretario. E un’indicazione è arrivata nella convocazione della Direzione Pd per giovedì prossimo 6 ottobre. Perché in quella convocazione c’è anche un’impostazione di metodo su come il segretario intende il percorso congressuale.

Scrive Letta: “Verso il Congresso del #nuovoPD. Convocheremo giovedì 6 la Direzione. Per un percorso congressuale inclusivo e aperto che vada alla radice dei problemi e affronti le sfide che stanno di fronte alla nostra comunità. E per poi scegliere di conseguenza chi ci guiderà in futuro”. L’idea del segretario è quella di un percorso che consenta innanzitutto un “confronto finalmente autentico, anche radicale, sulla proposta politica del Pd, che sciolga i nodi irrisolti”, dicono dal Nazareno. E solo dopo arrivare ai nomi. Una fase di discussione che preceda insomma quella della candidature.

Al Pd dicono che Letta abbia molto apprezzato l’intervista oggi di Romano Prodi nella quale, sul congresso, il Professore osserva: “Ma che errore partire dai nomi!”, si parta invece da un “grande dibattito popolare” su temi “che stanno a cuore alla gente, quelli dei quali si parla a tavola. Ogni settimana una ventina di personalità, interne ed esterne al partito, se ne discuta in rete con migliaia e migliaia di persone, se ne estraggano poi delle tesi sulle quali il partito dovrà misurarsi”. Nelle ultime in 48 ore, dalla conferenza stampa in cui Letta ha annunciato l’accelerazione del congresso, è infatti partita subito una corsa alle candidature.

Prima Matteo Ricci che fa trapelare la disponibilità, poi Paola De Micheli che scende in campo sul sito di Repubblica: “Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi in qualcosa di importante”. Un movimento poco ordinato, per così dire. Commenta caustico Matteo Orfini: “Con una media di un paio di autocandidature al giorno, se siamo bravi nel giro di un paio di mesi possiamo arrivare a una sessantina di candidati a un congresso che non è nemmeno stato convocato. Mi pare geniale”. E non c’è solo la questione della corsa alle candidature. C’è anche una questione di sostanza. Un congresso per fare cosa? La proposta non può ridursi a quali alleanze fa il Pd. “Non fa onore alla storia e alla cultura politica del Pd l’idea che il congresso diventi un referendum su Conte o, tanto meno, su Calenda”, dicono al Nazareno.

Su come ‘mettere a terra’ il tutto, ovvero regole congressuali e via dicendo, questo non è stato ancora definito ma non c’è alcun intento di dilatare i tempi, assicurano dal Nazareno. Anzi, Letta vorrebbe accelerare il più possibile perché “non vuole una transizione eterna”. Quindi un congresso già a gennaio ma “tutti intorno a lui chiedono più tempo”. Nella Direzione di giovedì prossimo, oltre all’analisi del voto, si inizieranno a impostare questi prossimi mesi di ‘transizione’.

Sia sul versante congresso ma anche sulle scadenze più immediate, a partire da quelle di inizio legislatura, dalla scelta dei capigruppo al confronto con le altre forze politiche per le nomine istituzionali di Camera e Senato. Scelte che, dicono al Nazareno, Letta intende prendere in modo collegiale “confermando il metodo avuto sin qui”. Quanto a Calenda che oggi ha bocciato la proposta di un patto delle opposizioni (“Non sono d’accordo, non penso che sia giusto, maturo e serio fare quel tipo di opposizione”), dal Nazareno reagiscono così: “La situazione attuale non sarà rosea ma ha almeno un vantaggio, quello di non dover rispondere alle sciocchezze di Calenda”.