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**Mostra Venezia: regista Torre, ‘temo esito voto ma diritti non possono più essere negati’**

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Venezia, 1 sett. (Adnkronos) – “Se sono preoccupata per il risultato delle elezioni in Italia? Sì, non posso negarlo, ma sono fiduciosa. C’è sempre un momento dell’umanità in cui la Storia prende il sopravvento e travalica la politica, ed è questo: i diritti civili non potranno più essere negati”. Ad affermarlo all’Adnkronos la regista Roberta Torre nel presentare il suo ‘Le Favolose’, la storia di sette amiche trans che si riuniscono per rievocare la loro amica Antonia, che ha vissuto da donna per lungo tempo ma viene sepolta dalla famiglia vestita da uomo. La Torre entra così, con un punto di vista originale, nella polemica esplosa in questi giorni alla Mostra in merito alle preoccupazioni di alcuni registi relative ai diritti civili in prospettiva del risultato del voto alle prossime elezioni italiane, che vede favorito il centrodestra.

“Succederà una contro-rivoluzione -spiega la Torre- perché questi diritti sono talmente sentiti che ormai non possono più non essere presi in considerazione. La Storia prenderà il sopravvento, e questi diritti, in particolare delle persone trans, non potranno più essere negati. Questo non significa che non ci saranno lotte e battaglie, ma io sono fiduciosa, perché questo è il momento. Sono hegeliana, la storia prende il sopravvento, è lo spirito del tempo”. L’idea del soggetto da cui è tratto il film, che apre le Notti Veneziane delle Giornate degli Autori, affronta, tra realtà e finzione, il tema della negazione dell’identità di cui spesso vengono private, in morte, le persone transessuali.

Sul tema della tutela del riconoscimento ad una vita normale dalle sette protagoniste del film traspaiono disincanto e ‘spalle larghe’. All’Adnkronos dicono: “Noi siamo state sempre preoccupate, non solo adesso -dice Porpora- perché i nostri diritti sono stati usati di volta in volta da questo o da quell’altro. Quindi sì, siamo preoccupate ma neanche ci sconvolge un’ipotetica vittoria del centrodestra. Noi resistiamo, perché siamo noi stesse e vogliamo essere riconosciute nel mondo”. L’idea del film “nasce per me leggendo i libri di Porpora Maccasciano, in cui ho incontrato questa storia che mi ha colpito molto che rivela che spesso le persone trans vengono seppellite in abiti maschili, una violenza, un furto dell’identità”, racconta la cineasta.

“Si tratta del diritto ad essere ricordati per quello che si è stati durante la vita -spiega la regista- in termini di genere, ma anche in termini di libertà. La libertà è diventata una moneta di scambio, più si alza il prezzo più bisogna dare qualcosa in cambio per ottenere la libertà, ed è invece un diritto che, come tutti i diritti civili, va assolutamente sancito”. La Torre chiude nel citare un elemento che l’ha particolarmente colpita durante la lavorazione del film. “La maggior parte della troupe credeva, mentre giravamo, che la casa dove ci trovavamo fosse davvero la casa della proprietaria nel film, Porpora, e che tutte le storie narrate fossero davvero accadute lì dentro. Questo ha fuso ancora di più la realtà e la finzione anche dall’altra parte dello schermo. E’ stato incredibile”.

(dall’inviata Ilaria Floris)