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Ucraina, il volontario della Croce Rossa a Bucha: “E’ vuota, chi c’è si nasconde per paura”

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Roma, 8 apr. (Adnkronos) – “Bucha è vuota. Chi c’è si nasconde ancora. Ha ancora paura. Non riesce ad andar via, lasciando il parente malato o il proprio gatto. E resta”. E’ la testimonianza all’Adnkronos di Andrii Darmenko, volontario della Croce Rossa Ucraina, impegnato da metà marzo nelle operazioni di aiuto ed evacuazione a Bucha che ricorda il suo primo soccorso ad un civile, vittima innocente del fuoco nemico “pochi minuti prima del nostro arrivo. Era per strada e gli hanno sparato. Lo abbiamo soccorso”. Cosa altro avete trovato? “Quello che si è visto nelle immagini diffuse dai media, a marzo in forma più ridotta rispetto a dopo: quando siamo ritornati dopo la ritirata dei russi il 2 aprile abbiamo trovato la catastrofe. Io sono abituato, ma per i miei compagni è stato difficile”.

Andrii Darmenko fa parte di un corpo speciale della Croce Rossa, in grado di intervenire per l’evacuazione dei territori occupati e in caso di eventi come bombardamenti. “Abbiamo evacuato in due giorni 5.000 persone quando ancora Bucha era occupata, grazie ai bus messi a disposizione dai servizi locali. In particolare dall’ospedale e da una casa per anziani. La situazione era veramente critica. La popolazione si trovava nei sotterranei, senza acqua, cibo, elettricità, riscaldamento. Abbiamo portato ristori, da mangiare, da bere. E medicine per i feriti”, racconta.

“Anche quando siamo tornati, dopo l’uscita delle forze occupanti, la situazione era terrificante, pericolosa per le mine ovunque. Era complicatissimo poter circolare. Ci siamo dedicati innanzitutto al recupero dei feriti. Abbiamo trovato un uomo, in condizioni gravi in una casa distrutta da almeno due-tre giorni. Lo abbiamo soccorso. Un altro era stato avvelenato, non sappiamo da cosa e come. Ma le condizioni di vita erano tali che potrebbe avere mangiato o bevuto qualunque cosa”. Abbiamo monitorato i bisogni della gente, portato cibo, medicinali. E adesso stiamo intervenendo nei villaggi dietro Bucha, dove abbiamo riscontrato forti bisogni”.

(di Roberta Lanzara)

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