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Papa: ‘stenta a crescere la cultura della tenerezza sociale’

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Città del Vaticano, 30 mar.(Adnkronos) – “Stenta a crescere la cultura della tenerezza sociale”. Lo denuncia il Papa nel corso dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI. “In una società che esercita soprattutto la sensibilità per il godimento, – avverte Bergoglio nel corso della catechesi dedicata alla vecchiaia – non può che venir meno l’attenzione verso i fragili e prevalere la competizione dei vincenti. Certo, la retorica dell’inclusione è la formula di rito di ogni discorso politicamente corretto. Ma ancora non porta una reale correzione nelle pratiche della convivenza normale: stenta a crescere una cultura della tenerezza sociale. Lo spirito della fraternità umana – che mi è sembrato necessario rilanciare con forza – è come un abito dismesso, da ammirare, sì, ma… in un museo”.

“E vero, – dice il Pontefice – nella vita reale possiamo osservare, con commossa gratitudine, tanti giovani capaci di onorare fino in fondo questa fraternità. Ma proprio qui sta il problema: esiste uno scarto, uno scarto colpevole, fra la testimonianza di questa linfa vitale della tenerezza sociale e il conformismo che impone alla giovinezza di raccontarsi in tutt’altro modo. Che cosa possiamo fare per colmare questo scarto?Dal racconto di Simeone e Anna, ma anche da altre storie bibliche dell’età anziana sensibile allo Spirito, viene un’indicazione nascosta che merita di essere portata in primo piano. In che cosa consiste, concretamente, la rivelazione che accende la sensibilità di Simeone e di Anna? Consiste nel riconoscere in un bambino, che loro non hanno generato e che vedono per la prima volta, il segno certo della visita di Dio. Essi accettano di non essere protagonisti, ma solo testimoni”.

Sottolinea il Papa che “solo la vecchiaia spirituale può dare questa testimonianza, umile e folgorante, rendendola autorevole ed esemplare per tutti. La vecchiaia che ha coltivato la sensibilità dell’anima spegne ogni invidia tra le generazioni, ogni risentimento, ogni recriminazione per un avvento di Dio nella generazione che viene, che arriva insieme con il congedo della propria. Un anziano aperto con un giovane aperto si congeda dalla propria vita consegnandola all’altra generazione. La sensibilità spirituale dell’età anziana è in grado di abbattere la competizione e il conflitto fra le generazioni in modo credibile e definitivo. Cosa impossibile agli uomini, ma possibile a Dio. E oggi ne abbiamo tanto bisogno della maturità dello spirito. Di anziani saggi che ci diano speranza per la vita”.

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