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Ucraina: l’imprenditore Bernabei, ‘sospesa vendita vodka, vogliamo dare segnale’

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Roma, 4 mar. (Adnkronos) – “Abbiamo sospeso totalmente il commercio della vodka e bloccato la vendita in tutti i canali, sia nei punti vendita sia nell’online: è completamente oscurata, non si può ne vedere né comprare, e la vogliamo eliminare totalmente dal nostro catalogo. E’ il nostro modo per dare un segnale molto importante di rifiuto di quello che sta accadendo, non si può lavorare con chi non ha rispetto della vita degli altri”. A dirlo all’Adnkronos è Silvio Bernabei, imprenditore dello storico gruppo romano Bernabei, azienda leader nel beverage, che ha deciso di adottare un’iniziativa che, spiega, “per il nostro gruppo non ha valore solo simbolico visti i volumi importanti dei nostri fatturati nel settore della vodka”.

“La vodka russa è la più venduta, parliamoci chiaro -dice Bernabei- La vodka ‘è’ russa, quindi nel settore ha una vendita importante in tutti i canali”. L’imprenditore rivela un particolare eloquente: “Noi avevamo nel negozio una scritta storica, da circa sessant’anni, nella parte alta del negozio, con la scritta Russian Vodka, la mise mio padre. Non la possiamo toccare perché il nostro è un negozio storico e non possiamo modificare nulla, ma l’abbiamo completamente oscurata. E’ bruttissimo a vedersi, ma ci teniamo proprio a dare un segnale”.

Il segnale è quello di “fare uno sforzo comune perché nel momento in cui bombardano la centrale nucleare più importante d’Europa, mi sembra il minimo -sostiene Bernabei- forse non ci stiamo rendendo conto di cosa stia accadendo. Lo facciamo nell’ottica di collaborare tutti insieme, come negozianti, nel boicottare completamente qualsiasi vendita di prodotti russi. Se tutti insieme facessimo questo, dai piccoli come me ai più grandi, significherebbe creare dei problemi molto seri perché quello che si ripercuote sul produttore locale o sul distributore, si ripercuote più in grande”. “Nel nostro piccolo -conclude Bernabei- quel numero di bottiglie per noi importante vogliamo che i russi se le riportino a casa”.

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