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Alberto Caliri: “La mia nuova Missoni, leggera e preziosa”

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Milano, 23 set. (Adnkronos) – Può volerci una vita per sentirsi parte di una famiglia. O un attimo, come nel caso di Alberto Caliri, lo stilista che dal maggio scorso è diventato direttore creativo diMissoni. Braccio destro e allievo di Angela Missoni per oltre vent’anni, Alberto ha raccolto le redini del brand di Sumirago e oggi è pronto a presentare a Milano la sua prima collezione. “Cosa mi distingue dai Missoni? Forse sono meno esuberante, più intimo su certi aspetti – confida lo stilista all’Adnkronos -. Voglio far capire la preziosità di quello che si fa. Cerco leggerezza, freschezza, ho voluto rileggere l’heritage di Missoni, gli arazzi, i patchwork che faceva Ottavio, che prima approcciavamo in maniera ortodossa. Ora sono volutamente femminili, preziosi, come fossero gioielli”.

Caliri, che è sempre stato attratto dai colori, ha le idee ben chiare sulla strada che vuole intraprendere con il brand: “Nella collezione c’è tutto quello che è davvero Missoni – evidenzia – ci sono gli stilemi del brand, le maglie stampate come fossero ricoperte di mercurio e le stampe”, il suo cavallo di battaglia. “Ho iniziato dipingendo poi sono entrato nel sistema moda, lavorando per Prada – ricorda lo stilista -. Sono entrato in contatto con la famiglia Missoni una ventina d’anni fa, ho iniziato facendo le stampe, c’è stato subito feeling, con ottimi risultati. Da quel momento è stato un crescendo. Dopo qualche anno abbiamo iniziato a fare collezioni insieme, sia per l’uomo sia per la donna, e sono diventato sempre più vicino ad Angela. Con lei c’è sempre stato molto feeling, culminato in questo passaggio di testimone, di cui vado molto orgoglioso”.

Da Rosita Missoni, fondatrice, assieme al suo Ottavio, del brand, ammette Caliri, per la collezione “ho voluto prendere il suo amore per le murrine, per le pietre di Murano. Ci siamo sempre girati attorno nel tempo e stavolta ne abbiamo fatto delle borse gioiello, dei ricami sui top”. Mentre di Angela ne ha riletto “una femminilità diversa e tutto quello che ha costruito negli ultimi 20 anni”. Nei capi di Alberto c’è anche molta emotività: “Era fondamentale mettere in risalto la leggerezza e il piacere di star bene – osserva – questo è stato l’approccio della collezione. Un inno allo star bene”.

Restano i codici Missoni, il knitwear, gli zig zag, lo chevron. “Sono stilemi in continua evoluzione, le possibilità di combinarli sono infinite, mi affascinano e sono tra le forze del brand, sono un valore – ammette Caliri – Quando entri in contatto con l’universo Missoni poi non riesci più a farne a meno”. Con i fondatori del marchio, confida, ha molto in comune: “Sicuramente l’approccio eclettico e un’estrema curiosità – spiega -. Un’altra caratteristica dei Missoni è la voglia di non fermarsi e per me è molto stimolante. Trovo sia una caratteristica che accomuna tutte le donne delle mia vita, da mia madre a mia moglie, mi hanno sempre spronato ad andare avanti. Con Angela e Rosita è lo stesso”. Sebbene emozionato lo stilista non teme il giudizio delle sue due mentori: “Io do sempre il massimo, so di aver fatto tutto quello che potevo e questo mi fa stare calmo – confessa -. Più che temere il giudizio di Angela e Rosita sono curioso di sapere che ne pensano. Vorrei che quello che ho fatto mi inorgoglisca, perché l’ho fatto con amore”. (di Federica Mochi)

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