Afghanistan: ex cc ferito in attentato, ‘così sono scampato alla morte, ma ripartirei’ (5)
(Adnkronos) – Il viaggio sul C-17 che lo avrebbe condotto in Germania, a Ramstein, lo ricorda come “il più pesante della mia vita”. “Avevano allestito l’aereo a scompartimenti, come fosse un magazzino, prima di imbarcarmi mi avevano dato della morfina, ma i dolori erano atroci”. L’arrivo a Roma a bordo di un C-130 avviene dopo qualche giorno, l’1 luglio. “In aeroporto trovai ad attendermi anche mio padre, fu un’emozione fortissima, scoppiai in un pianto liberatorio”.
Al rientro in Italia seguirono i lunghi mesi di riabilitazione al Policlinico militare del Celio. “E’ stato un percorso difficilissimo, un virus contratto in Afghanistan rallentava la mia guarigione, arrivai a pesare 68 chili”. Prima di tornare nella sua Alcamo, appena dimesso dall’ospedale, Emiliano ha voluto ‘chiudere’ la sua missione. “Sono passato dal Comando di Laives, per salutare i colleghi e la bandiera”, ricorda commuovendosi ancora. Nei mesi successivi gli appuntamenti in ospedale al Celio proseguirono. “Andavo a fare riabilitazione in day hospital”.
Nel 2016 Emiliano ha ricevuto una medaglia d’oro e nello stesso anno si è congedato. Oggi è sposato (“Mia moglie l’ho conosciuta al Celio, faceva servizio nel reparto di Ortopedia, anche lei nelle forze armate, primo caporal maggiore scelto. Mi ha dato la forza di andare avanti nei lunghi mesi della convalescenza”) e padre di due bimbi: la piccola Beatrice e il primogenito Pietro Manuele, nato un anno dopo l’attentato.

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