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La costituzionalista Morana: “Vaccini obbligatori possibili ma con legge”

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Roma, 14 lug. (Adnkronos) – La possibilità di introdurre un trattamento sanitario obbligatorio, come la vaccinazione, sia in modo generalizzato per tutti che ‘per onere’ alla Macron, cioè puntando sull’individuazione dell’attività, è prevista dalla nostra Costituzione. “Ma ci sono limiti. Deve avvenire con una legge o comunque con una fonte primaria, quindi con il coinvolgimento del Parlamento, quando c’è un interesse alla salute della collettività da tutelare”. Ne parla con l’Adnkronos Donatella Morana, ordinario di diritto pubblico all’Università di Roma Tor Vergata e docente di diritto sanitario alla Luiss.

Morana distingue, in linea teorica, due possibili scelte di politica sanitaria: “quella di rendere il trattamento obbligatorio in modo generalizzato, oppure quella di limitarsi a raccomandarlo. Ci sono paesi che, in relazione ad altre vaccinazioni, diverse rispetto a quella contro il Covid-19, hanno raggiunto l’immunità di gregge attraverso la raccomandazione, dunque cercando di stimolare l’adesione volontaria dei cittadini; altri paesi invece hanno preferito ricorrere all’imposizione della vaccinazione come obbligo. Si tratta di scelte comunque non definitive, che vanno valutate e rivalutate in relazione alla concreta situazione epidemiologica”. L’obbligatorietà della vaccinazione “può tra l’altro essere prevista dalla legge solo per alcune categorie, in modo ragionevole e con tutte le cautele che sempre vanno adottate verso i soggetti a rischio”. Un’altra soluzione può essere quella di “prevedere la vaccinazione come un onere”.

L’onere potrebbe essere estendibile a studenti e professori? “L’onerosità per il soggetto diventa un elemento che l’ordinamento può decidere di introdurre al fine di impedire il contagio rispetto a certe attività o specifici ambienti. Ovviamente anche in questo caso – rileva la giurista – ci deve sempre essere una ragionevole giustificazione alla base della scelta legislativa. Ma non è un provvedimento in sé discriminatorio, purché si rivolga a intere categorie di soggetti e non a singoli individui”. Ecco la differenza fra obbligo ed onere: “nel primo caso i soggetti sono tenuti a vaccinarsi indipendentemente dalle specifiche attività cui si vogliono dedicare; nel secondo, la vaccinazione è imposta solo se si intende svolgere, ad esempio, una determinata attività o frequentare alcuni ambienti. Ma in entrambi i casi – precisa la giurista – è necessario un intervento normativo. E’ cioè necessaria una legge che lo stabilisca perché si incide sulla scelta dell’individuo rispetto alle proprie cure. Insomma – conclude – è indispensabile l’intervento del Parlamento”. (di Roberta Lanzara)

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