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**Letteratura: è morto Manlio Pastore Stocchi, insigne italianista**

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Padova, 7 giu. – (Adnkronos) – Lo storico della letteratura italiana Manlio Pastore Stocchi, insigne studioso di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio e dell’Umanesimo, è morto improvvisamente domenica 6 giugno nella sua casa di Padova all’età di 85 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato all’Adnkronos dall’italianista Enrico Malato, direttore della “Rivista di studi danteschi”, di cui Pastore Stocchi era membro del consiglio direttivo. Faceva parte dei comitato di redazione anche dei periodici specialistici” Studi sul Boccaccio”, “Italia Medievale e Umanistica” e “Filologia e critica”. Era nato a Venezia 16 novembre 1935.

Accademico dei Lincei e socio dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, di cui è stato vice presidente, Pastore Stocchi ha svolto la sua carriera accademica all’Università di Padova, insegnando prima filologia medievale e umanistica e dal 1983 professore ordinario di letteratura italiana, succedendo a Vittore Branca. Alla letteratura medievale latina e volgare, alla lirica e all’iconologia umanistico-rinascimentale, a Galileo Galilei, alla retorica barocca, a problemi e autori del Sette-Ottocento Pastore Stocchi ha dedicato edizioni e commenti di testi, studi filologici ed eruditi, letture critiche. Tra i suoi volumi più recenti figurano “Sull’utilità attuale dei commenti umanistici ai classici” (Salerno, 2003), “Forme e figure. Retorica e poetica dal Cinquecento all’Ottocento” (Cesati, 2008), “Il lume d’esta stella. Ricerche dantesche” (Salerno, 2013), “Pagine di storia dell’Umanesimo italiano” (Franco Angeli, 2014).

Dall’esperienza maturata attraverso la progettazione e direzione (insieme con Girolamo Arnaldi) della “Storia della cultura veneta” in 10 tomi (Neri Pozza Editore, 1976-1986) Pastore Stocchi ha poi sviluppato un interesse costante verso la letteratura, la cultura, la fisionomia civile del Veneto specialmente nei tempi estremi della Serenissima, indagate in numerosi scritti su figure maggiori e minori e su eventi del secondo Settecento e del primo Ottocento. In questo ambito va ricordato il saggio “Memoria del paterno governo. Sentimento civile e inflessioni della letteratura nel tramonto della Serenissima Repubblica” (Marsilio, 2009).

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