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	<title>rifiuti marini &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Pulire gli oceani dalla plastica basta a risolvere il problema? I numeri dicono di no</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/pulire-gli-oceani-dalla-plastica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento marino]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 08/07/2026 Pulire gli oceani dalla plastica risolve il problema? Nel mese di giugno 2026 la Ocean Challenge di Ogyre ha raccolto quasi 45.000 chili di rifiuti marini e costieri tra Italia, Brasile, Indonesia e Senegal: 45 tonnellate, un risultato che raddoppia quello dell&#8217;anno precedente. È una buona notizia, ma va letta con onestà. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 08/07/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320636 size-full" title="pulire gli oceani dalla plastica raccolta rifiuti marini e dati UNEP" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Pulire-gli-oceani.webp" alt="Pulire gli oceani dalla plastica" width="1036" height="691" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Pulire-gli-oceani.webp 1036w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Pulire-gli-oceani-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Pulire-gli-oceani-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Pulire-gli-oceani-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1036px) 100vw, 1036px" /></p>
<p><strong>Pulire gli oceani dalla plastica risolve il problema? Nel mese di giugno 2026 la Ocean Challenge di Ogyre ha raccolto quasi 45.000 chili di rifiuti marini e costieri tra Italia, Brasile, Indonesia e Senegal: 45 tonnellate, un risultato che raddoppia quello dell&#8217;anno precedente. È una buona notizia, ma va letta con onestà. Ogni anno finiscono in mare circa 11 milioni di tonnellate di plastica, secondo il <a href="https://www.unep.org/plastic-pollution" target="_blank" rel="noopener">Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP)</a>. Significa che quelle 45 tonnellate, frutto di un mese di lavoro internazionale, equivalgono a poco più di quanto rientra in mare ogni due minuti. Non è un motivo per smettere di raccogliere, ma per capire dove si vince davvero la partita: a monte, prima che la plastica arrivi all&#8217;acqua.</strong></p>
<h2>Quanta plastica raccoglie un&#8217;iniziativa come la Ocean Challenge</h2>
<p>I numeri della <a href="https://www.ogyre.com/it" target="_blank" rel="noopener">campagna Ogyre</a> sono verificabili e in crescita. Secondo il bilancio diffuso dall&#8217;organizzazione, la raccolta è passata da oltre 14.000 chili nel 2024 a 28.000 nel 2025, fino ai quasi 45.000 di giugno 2026. Dei 45.000 chili raccolti quest&#8217;anno, circa 40.000 sono stati valorizzati, evitando l&#8217;emissione di oltre 50.000 chili di CO2 e producendo oltre 4.400 kWh di energia dai rifiuti non riciclabili. All&#8217;iniziativa hanno aderito 68 aziende, quasi il doppio rispetto al 2025, con operazioni tracciate su blockchain.</p>
<p>Il meccanismo è quello del <em>Fishing for Litter</em>: i pescatori raccolgono i rifiuti che intercettano durante le normali attività di pesca, con il sostegno economico dei brand partner. È un modello che ha un valore reale, sia ambientale sia di sensibilizzazione. Ma per misurarne l&#8217;impatto serve un termine di paragone.</p>
<h2>Pulire gli oceani dalla plastica: perché la raccolta non basta</h2>
<p>Qui il confronto diventa impietoso. Le 45 tonnellate raccolte in un mese vanno rapportate alla dimensione del problema:</p>
<ul>
<li>Ogni anno entrano negli oceani circa <strong>11 milioni di tonnellate</strong> di plastica (UNEP). Le 45 tonnellate di giugno rappresentano circa lo <strong>0,0004%</strong> di questo flusso annuo.</li>
<li>Considerando tutti gli ecosistemi acquatici (fiumi, laghi, mari), la stima UNEP sale a <strong>19-23 milioni di tonnellate all&#8217;anno</strong>.</li>
<li>La plastica costituisce almeno l&#8217;<strong>85% <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/blue-economy-rifiuti-mare-risorse/" target="_blank" rel="noopener">dei rifiuti marini</a></strong> totali.</li>
<li>Senza interventi strutturali, entro il 2040 la quantità di plastica che entra in mare ogni anno potrebbe <strong>triplicare</strong>, arrivando tra 23 e 37 milioni di tonnellate.</li>
</ul>
<p>Tradotto in tempo: se in mare entrano 11 milioni di tonnellate l&#8217;anno, significa circa 21 tonnellate al minuto. Le 45 tonnellate raccolte da Ogyre in trenta giorni corrispondono a poco più di due minuti di immissione globale. Il dato non sminuisce l&#8217;iniziativa: fotografa la sproporzione tra rimozione e produzione del problema.</p>
<h2>Perché la vera soluzione è a monte, non in mare</h2>
<p>La ragione per cui pulire gli oceani dalla plastica non può bastare è strutturale. Una volta in acqua, la plastica si frammenta in microplastiche che diventano impossibili da recuperare integralmente, e una quota rilevante sprofonda: i fondali oceanici contengono una quantità di plastica fino a cento volte superiore a quella che galleggia in superficie. Ciò che si raccoglie è, letteralmente, la punta dell&#8217;iceberg.</p>
<p>Gli scienziati sono concordi su un punto: l&#8217;intervento più efficace è la prevenzione. Uno studio guidato dall&#8217;Università di Plymouth, basato su oltre 5.300 rilevamenti in 112 Paesi, ha mostrato che nel 93% dei Paesi analizzati le plastiche legate a cibo e bevande rientrano tra le prime tre categorie di rifiuti più abbondanti. Sono oggetti leggeri, economici, usati per pochi minuti e ad alto rischio di dispersione. È su questi che agiscono le misure a monte: la raccolta differenziata interviene dopo il consumo, la prevenzione prima che l&#8217;oggetto venga prodotto.</p>
<p>C&#8217;è anche una questione geografica che ridisegna le priorità. Circa l&#8217;80% della plastica che raggiunge gli oceani proviene da fonti terrestri, e una parte consistente arriva attraverso un numero ristretto di fiumi: circa 1.000 corsi d&#8217;acqua sono responsabili di quasi l&#8217;80% delle emissioni fluviali globali di plastica, molti dei quali in Asia. Intervenire sulla gestione dei rifiuti in quei bacini ha un effetto potenziale enormemente superiore a qualsiasi campagna di raccolta in mare.</p>
<h2>Cosa significa concretamente</h2>
<p>Il quadro non toglie valore alle iniziative di pulizia, ma aiuta a collocarle correttamente in una strategia più ampia:</p>
<ul>
<li><strong>La raccolta ha senso come intervento complementare e di sensibilizzazione</strong>, non come soluzione principale. Rimuovere <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/reti-fantasma-200-kg/" target="_blank" rel="noopener">reti fantasma</a> e rifiuti costieri produce benefici locali immediati sulla fauna e sugli ecosistemi.</li>
<li><strong>Il peso decisivo sta nelle politiche di prevenzione:</strong> riduzione della plastica monouso, obiettivi vincolanti di raccolta, miglioramento della gestione dei rifiuti nei Paesi a maggiore dispersione.</li>
<li><strong>A livello individuale, la leva più efficace è a monte:</strong> ridurre il consumo di monouso incide più di qualsiasi raccolta successiva, perché evita che il rifiuto entri nel sistema.</li>
</ul>
<p>Il negoziato per un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_globale_sull%27inquinamento_da_plastica" target="_blank" rel="noopener">Trattato globale sulla plastica</a> delle Nazioni Unite si muove proprio su questo terreno: spostare l&#8217;azione dalla gestione del rifiuto alla riduzione della produzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Quanta plastica è stata raccolta dalla Ocean Challenge di Ogyre a giugno 2026?</h3>
<p>La campagna ha raccolto quasi 45.000 chili di rifiuti marini e costieri, pari a 45 tonnellate, in Italia, Brasile, Indonesia e Senegal. Di questi, circa 40.000 chili sono stati valorizzati. Il risultato raddoppia quello del 2025 (28.000 chili).</p>
<h3>Quanta plastica finisce negli oceani ogni anno?</h3>
<p>Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP), circa 11 milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani ogni anno. Considerando tutti gli ecosistemi acquatici, inclusi fiumi e laghi, la stima sale a 19-23 milioni di tonnellate annue.</p>
<h3>Le campagne di pulizia degli oceani servono davvero?</h3>
<p>Sì, ma come intervento complementare. Rimuovere rifiuti dal mare produce benefici locali su fauna ed ecosistemi e ha un forte valore di sensibilizzazione. Tuttavia, le quantità raccolte restano minime rispetto ai milioni di tonnellate immesse ogni anno: da sole non risolvono il problema.</p>
<h3>Perché non basta raccogliere la plastica dal mare?</h3>
<p>Perché una volta in acqua la plastica si frammenta in microplastiche difficili da recuperare e una gran parte affonda: i fondali contengono fino a cento volte più plastica della superficie. Inoltre il flusso in ingresso è enormemente superiore alla capacità di raccolta. L&#8217;intervento più efficace è la prevenzione a monte.</p>
<h3>Qual è il modo più efficace per pulire gli oceani dalla plastica?</h3>
<p>Ridurre la produzione e il consumo di plastica monouso, migliorare la gestione dei rifiuti nei Paesi a maggiore dispersione e intervenire sui fiumi più inquinanti, responsabili di gran parte delle emissioni. Le misure di prevenzione a monte hanno un impatto molto superiore alla rimozione dei rifiuti già dispersi in mare.</p>
<h2>In breve su pulire gli oceani dalla plastica</h2>
<p>La Ocean Challenge di Ogyre ha raccolto quasi 45.000 chili di plastica dal mare a giugno 2026, un risultato in crescita e di valore. Ma rapportato ai circa 11 milioni di tonnellate che entrano negli oceani ogni anno (UNEP), corrisponde a poco più di due minuti di immissione globale. La raccolta è un intervento utile e complementare, soprattutto per la sensibilizzazione e i benefici locali, ma non può risolvere da sola un problema di questa scala. La partita si vince a monte: riduzione della plastica monouso, migliore gestione dei rifiuti nei Paesi a maggiore dispersione e interventi sui fiumi più inquinanti. Raccogliere serve; prevenire è decisivo.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: Questo articolo su Pulire gli oceani dalla plastica ha finalità puramente informative e divulgative. I dati sulle quantità di plastica raccolta si riferiscono al bilancio della Ocean Challenge 2026 diffuso da Ogyre; le stime sull&#8217;immissione di plastica negli oceani derivano da valutazioni del Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP) e presentano margini di incertezza, trattandosi di stime su scala globale. Fonti principali: Ogyre / Ocean Challenge 2026 (dati di raccolta, riportati da Il Sole 24 Ore); UNEP, Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (stime su plastica negli oceani, ~11 milioni di tonnellate/anno negli oceani e 19-23 milioni negli ecosistemi acquatici, 85% dei rifiuti marini, proiezioni al 2040); studio Università di Plymouth su One Earth (oltre 5.300 rilevamenti in 112 Paesi, rifiuti da cibo e bevande); dati su fonti fluviali della plastica oceanica. Le percentuali di proporzione (0,0004%, immissione al minuto) sono elaborazioni redazionali sui dati UNEP. Pulire gli oceani dalla plastica</em></p>
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		<title>Costumi da uomo in plastica riciclata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 00:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
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					<description><![CDATA[Bluebuck lancia una linea sostenibile di abbigliamento maschile da mare L&#8217;azienda con sede a Londra, Bluebuck, ha recentemente messo sul mercato una linea di costumi da bagno realizzata con filati certificati Seaqual, prodotti con plastica oceanica riciclata raccolta da pescatori spagnoli nei fondali del Mar Mediterraneo. L&#8217;organizzazione Seaqual, infatti, collabora con pescatori e comunità locali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38175" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Costume_riciclabile_CUT.jpg" alt="" width="827" height="406" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Costume_riciclabile_CUT.jpg 827w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Costume_riciclabile_CUT-300x147.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Costume_riciclabile_CUT-768x377.jpg 768w" sizes="(max-width: 827px) 100vw, 827px" /></p>
<p>Bluebuck lancia una linea sostenibile di abbigliamento maschile da mare</p>
<p>  <span id="more-38176"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azienda con sede a Londra, <a href="https://www.bluebuck.net/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bluebuck</a>, ha recentemente messo sul mercato una linea di <strong>costumi da bagno</strong> realizzata con filati certificati <a href="https://seaqual.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Seaqual</a>, <strong>prodotti con plastica oceanica riciclata</strong> raccolta da pescatori spagnoli nei fondali del Mar Mediterraneo. L&#8217;organizzazione <em>Seaqual</em>, infatti, collabora con pescatori e comunità locali per rimuovere i <a href="https://www.ecoseven.net/canali/eco-invenzioni/ecoinvenzioni-le-scarpe-ecologiche-che-si-producono-con-il-riciclo-dei-rifiuti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti</a> trovati sul fondo dell&#8217;oceano e, mentre i materiali non plastici come alluminio o vetro vengono inviati a strutture di riciclaggio, le bottiglie e gli imballaggi in plastica vengono puliti, ordinati, convertiti in scaglie e trasformati <strong>in filato polimerico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo, le reti che compongono la fodera interna dei pantaloncini sono realizzate in poliestere riciclato. E, se non bastassero queste caratteristiche a rendere il prodotto interessante, c&#8217;è anche da aggiungere che <strong>il 5% di tutte le vendite di costumi da bagno viene donato</strong> alla <em>Marine Conservation Society</em> del Regno Unito.</p>
<p style="text-align: justify;">I pantaloncini a tema nautico sono disponibili in otto colori diversi e <strong>hanno un costo di 88 euro ciascuno</strong>, che può sembrare alto ma viene giustificato con il fatto che sono pensati per durare più a lungo rispetto ad altri prodotti simili e per generare meno rifiuti.<br />Oltre alla nuova linea di costumi da bagno, <em>Bluebuck</em> offre anche una varietà di prodotti da uomo eco-compatibili realizzati in cotone biologico certificato GOTS (<em>Global Organic Textile Standard</em>) e prodotti in fabbriche alimentate da fonti di energia rinnovabile. L&#8217;azienda stessa ha la certificazione GOTS e il 100% dell&#8217;energia elettrica utilizzata nei propri uffici proviene da fonti rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché tutti i materiali e i prodotti sono realizzati in Europa, l&#8217;abbigliamento maschile di <em>Bluebuck</em> può essere facilmente spedito e spostato su strada anziché su aereo, riducendo le emissioni di CO2 di circa il 75%, secondo il sito web. Inoltre, i materiali da spedizione sono realizzati con carta riciclata e nastro di carta e l&#8217;azienda sta sostituendo le borse dei singoli prodotti con borse compostabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, uomini: pensateci!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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