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parole

Christine Lagarde ha pronunciato parole che a molti sono arrivate come pallottole, ma ha anche aperto un varco ad una riflessione più ampia

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L’episodio della Lagarde ci deve far ricordare che le parole hanno una responsabilità sociale (ed economica) che va oltre il loro significato più immediato.

“Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente”. (Sigmund Freud)

Già quasi 100 anni fa, il fondatore della psicoanalisi ci metteva in guardia sul potere della parola.

Le parole hanno la capacità di stimolare e produrre emozioni, quelle emozioni che gli economisti comportamentali hanno da tempo verificato guidare i comportamenti della persone.

Stati d’animo che, come segnalato dal Premio Nobel per l’Economia Robert Shiller, hanno un ruolo importantissimo per l’economia dei paesi.

Una “sensibilità”, questa, tutta umana, che rappresenta un tallone di Achille da sfruttare a proprio vantaggio per speculatori di professione.

È quindi fondamentale valutare bene il contesto ambientale complessivo e il tenore della comunicazione quando si vogliono dare messaggi ai mercati, o si rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato o, peggio ancora, di prestarsi a pericolose manipolazioni.

“Lo stato d’animo dipende dall’esperienza recente di investimento” – sostiene Robert Shiller –  ed è certo che il panorama degli ultimi anni (il nostro attuale contesto) non ha contribuito a sviluppare uno stato d’animo positivo negli investitori che cercano di tutelare i propri risparmi.

Contesto e stato d’animo su cui si sono inserite le parole della Lagarde (neo-presidente della Banca Centrale Europea): “non siamo qui per chiudere gli spread. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni”, hanno contribuito a farci arrivare il meta messaggio di un ennesimo abbandono a se stessi.

Eppure il Consiglio della BCE, pur lasciando i tassi invariati, ha preso dei provvedimenti per aumentare la liquidità: un nuovo TLTRO (le operazioni di finanziamento a lungo termine alle banche dell’eurozona a tassi oggi negativi, concesse a chi usa questi fondi per dare denaro a famiglie e imprese) e acquisti di titoli sul mercato per 120 miliardi di euro.

Quelle parole, invece, “come proiettili”, magistralmente guidate e amplificate, hanno prodotto effetti ancora più negativi e nascosto, forse, i veri obiettivi e messaggi sottesi: richiamare l’attenzione sulla necessità a mettere mano a politiche fiscali più incisive sottolineare che la crisi economica indotta dal COVID19 è altra cosa rispetto a quella derivante dalla grande depressione, dalla finanza “malata”.

E che in questo caso la politica monetaria può fare molto poco al riguardo.

Quella di oggi, infatti, è una crisi derivante da vincoli sull’offerta globale ossia di tutti i beni e servizi – a cui si aggiungono paura e incertezza – e non riguarda, almeno in origine, l’incertezza che nasce da una carenza di domanda di famiglie e imprese

È, quindi, veramente utile aumentare liquidità alle banche, se poi queste non danno la possibilità di accesso al credito? Oppure, come forse diceva tra le righe la Lagarde, sarebbe più opportuno agire sul sistema di garanzie, abbassare il rischio di credito e favorire in tal modo la concessione del credito per far sì che questi soldi arrivino direttamente nelle tasche di tutti gli investitori?

A chi e a cosa serve amplificare la portata negativa di messaggi come questo?

Forse a farci capire, ancora una volta, che dobbiamo sempre porre molta attenzione al contesto in cui le parole vengono pronunciate, senza dimenticare mai il loro potere fortificante o distruttivo, la forte componente manipolatoria che esse portano con sé, connaturata all’interpretazione che richiedono.

“Quando pronuncio la parola Futuro
  la prima sillaba va già nel passato.
  Quando pronuncio la parola Silenzio,
  lo distruggo.
  Quando pronuncio la parola Niente,
  creo qualche cosa che non entra in alcun nulla”.

(Wisława Szymborska)

 

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