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L’auto di famiglia incide fino al 25% sul reddito

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Possedere una macchina ha un’incidenza sul reddito medio netto delle famiglie italiane quantificabile tra il 12% e il 25% 

 

 

Tra manutenzione, assicurazione, parcheggi, pedaggi autostradali, un’automobile di media cilindrata costa a chi la possiede 4.556 euro l’anno, spesa che ha un’incidenza sul reddito medio netto delle famiglie italiane quantificabile tra il 12% e il 25% (a seconda se si possiede una o più auto). A questi costi ‘diretti’, poi, bisogna aggiungere quelli ‘sanitari’ tra incidenti stradali, effetti delle emissioni inquinanti e dell’inquinamento acustico derivanti dal traffico: 750 euro l’anno per ogni cittadino europeo. Calcolando tutto questo, il trasporto privato costa a una famiglia media italiana 17 volte in più rispetto a quello pubblico. Eppure l’Italia e’ seconda solo al Lussemburgo per numero di autovetture private: 606 per ogni 1000 abitanti.

Sono alcuni dati dell’Osservatorio Eurispes sulla Mobilità e i Trasporti che sono stati presentati ieri al Meeting di Rimini. Dati che parlano di costi importanti in tempi di crisi e che aprono la strada a un paradosso: “Ci preoccupiamo tanto dell’Imu, ma ci sfugge completamente l’incidenza sull’economia familiare che hanno i costi della non gestione dei trasporti in Italia”, commenta all’Adnkronos Carlo Tosti, direttore dell’Osservatorio. Urgente correre ai ripari e mettere in campo politiche concrete e realizzabili in tempi brevi, in grado di sciogliere il nodo della mobilità, valorizzando il trasporto pubblico privato a discapito di quello privato, soprattutto quando si parla di grandi aree metropolitane.

Sulle grandi aree metropolitane si e’ concentrato lo studio dell’Osservatorio Eurispes che confluirà nel Libro Bianco che sarà presentato a dicembre, con un’anteprima il 28 ottobre a Milano in occasione di Citytech. 

L’Osservatorio ha analizzato il fenomeno della rapida estensione geografica di alcune città che in Italia riguarda 9 realtà: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Roma e Venezia. “Queste nove aree sono rappresentative del 35% del Pil nazionale – spiega Tosti – qui insistono i 13 maggiori nodi ferroviari, il 60% dei passeggeri degli scali aeroportuali, il 33% delle banche, oltre il 40% degli atenei. Su queste aree metropolitane – sottolinea – e’ urgente avviare una forte, rapida e decisa politica di trasporti di merci e persone”.

Secondo i dati dell’Osservatorio Eurispes su Mobilità e Trasporti, se mediamente in Europa si trasporta tra il 14% e il 16% delle merci per via ferroviaria, questa percentuale in Italia scende vertiginosamente al 4,75% e resta forte l’incidenza del trasporto su gomma (69,34%); la via marittima si attesta sul 25,87% mentre l’incidenza del trasporto aereo si ferma al di sotto dell’1%.

Insomma, tutta una progettualità da rifare, per quanto riguarda il trasporto, di persone e cose. “Fino ad oggi non ci sono stati progetti veri e propri e questo lo abbiamo pagato con risultati lontani dalle aspettative – aggiunge Tosti – spesso gli operatori non riescono a soddisfare le esigenze territoriali per la mancata realizzazione di investimenti ma anche per la disordinata e non regolata cresita dei centri urbani”.

La sfida, è dunque quella di realizzare progetti in grado di far passare le grandi aree urbane dalla predilizione per il trasporto privato a quello collettivo, “una rivoluzione copernicava dei trasporti” secondo Tosti che preveda attenzione all’intermodalità, alla mobilità soft (dalle aree pedonali alle piste ciclabili), all’infomobilità e agli ‘investimenti in scenari di crisi’, e cioè: “al posto degli investimenti faraonici che non hanno copertura finanziaria ne’ certezza di tempi, oggi servono investimenti intelligenti in grado di generare risultati nel breve periodo per realizzare città a misura d’uomo”.

(gc)

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auto, automobile, mobilità, reddito

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