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SolidWorld group, Covid non ha fermato innovazione con fatturato di 47 mln euro

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Treviso, 23 mar. (Labitalia) – Nel 2020 le fabbriche hanno ridotto la produzione ma non la progettazione di nuovi prodotti: lo testimonia il bilancio di SolidWorld group, gruppo trevigiano specializzato nella progettazione tridimensionale, che chiude l’anno con un fatturato di 47 milioni di euro, in sostanziale tenuta (-4%) rispetto al 2019. Solidworld Group riunisce dieci aziende che lavorano in modo integrato alla progettazione digitale 3d per le industrie: software di modellazione 3d, sistemi di scannerizzazione e ricostruzione virtuale, stampanti 3d, tutte le tecnologie necessarie ai processi di innovazione. Sono 8.000 i clienti in Italia, che vanno dalle grandi aziende dell’automotive ed aeromotive, al settore della meccanica, sportsystem, ma anche piccoli studi di ingegneria, aziende orafe, o case di moda. Emilia Romagna (30,7%), Lombardia (18,4%) e Liguria (17,4%) le aree di riferimento per fatturato generato, seguito dal Veneto (15,6) ma il gruppo è presente anche al sud, soprattutto dove ci sono i distretti industriali più avanzati (come il distretto meccatronico di Bari, o quello aerospaziale di Napoli).

Spiega il presidente Roberto Rizzo, ingegnere e imprenditore trevigiano: “Le aziende italiane sanno quanto l’innovazione sia importante e vada potenziata proprio nei momenti difficili. Anche nei mesi di lockdown totale, nel momento di maggiore incertezza, abbiamo avuto solo un leggero calo del lavoro, ci siamo limitati a trasferire da remoto le attività che facevamo in presenza. Home design, aerospaziale, biomedicale e meccatronica sono i settori che hanno maggiormente tenuto in termini di continuità di investimenti, mentre l’automotive è il settore che ha sofferto di più”.

Le dieci aziende di SolidWorld Group sono diverse ma lavorano in modo integrato: “Oltre che produttori di software brevettati – ricorda – siamo licenziatari dei più importanti marchi di software e stampanti 3d al mondo, ma quello che facciamo è soprattutto assistere le aziende nel loro processo di innovazione, adattare il software a specifiche esigenze, intervenire nella strutturazione dell’intero processo produttivo, realizzare prototipi o piccoli lotti con stampa 3D”. A Treviso c’è sia il quartier generale di SolidWorld, con l’azienda madre specializzata nel software di modellazione 3d, che una fabbrica digitale a Ponzano, tecnologia&design, che realizza prototipi con diverse tipologie di stampanti 3D.

Sono 161 i dipendenti (oltre 220 i collaboratori totali) per il 42% ingegneri o periti specializzati. Figure professionali richieste “quotidianamente dai nostri clienti riceviamo richieste di progettisti che sappiano fare modellazione 3D, ma sono molto difficili da trovare”. Anche per questo SolidWorld ha all’attivo la collaborazione con numerosi istituti, 22 università (al solo Politecnico di Milano fornisce assistenza per 200 licenze Cad 3D) e 200 istituti superiori, per formare le figure adatte alle richieste del mercato del lavoro. Nel biomedicale il gruppo Solidworld group è già attivo: dopo l’esperienza con la prima emergenza Covid, in cui ha partecipato con la progettazione e stampa 3D alla realizzazione di dispositivi di protezione per i medici, Rizzo ha creato Bio3DModel, un investimento di 5 milioni di euro per una divisione del gruppo dedicata esplicitamente a creare modelli di organi partendo dagli esami diagnostici.

“Abbiamo creato – avverte – a Firenze un team di ingegneri specializzati che collaborano con l’Università di Pisa e Firenze, particolarmente all’avanguardia nella cosiddetta computer added surgery. Grazie ad una tecnologia unica in Italia, la digital anatomy printer di Stratasys, (una stampante che imita non solo l’aspetto ma anche la consistenza degli organi umani) stiamo già collaborando attivamente con alcuni ospedali per la preparazione dei chirurghi a interventi particolarmente difficili.”

“Le aziende – continua Roberto Rizzo – capiscono che lo chiedono sia le istituzioni che i consumatori, ma hanno bisogno di trovare persone in grado di concretizzare questi obiettivi e non c’è ancora una formazione adeguata”. “Ad esempio – sottolinea – abbiamo creato un corso con l’università di Modena e Reggio Emilia per formare gli ingegneri ambientali sulla progettazione green, perché se non sei a conoscenza delle potenzialità delle tecnologie, come puoi portare questi cambiamenti in azienda?”.

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