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Postiglione: “Assurdo chiudere centri estetici e tenere aperti parrucchieri e barbieri”

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Roma, 9 nov. (Labitalia) – “A parrucchieri e barbieri, nostri colleghi del settore estetico, non possiamo che augurare buon lavoro. Ciononostante vorremmo capire perché i centri estetici, pur essendo stati equiparati a loro fin dall’inizio della pandemia in quanto a limitazioni e protocolli di sicurezza, non possono proseguire la propria attività”. A dirlo Marco Postiglione, fondatore e presidente di Marco Post, la prima rete in Europa di centri estetici specializzati in antiage senza bisturi, con oltre 80 punti vendita attivi sul territorio nazionale, e ora portavoce di una categoria già molto colpita dal primo lockdown.

Con l’ultimo dpcm valido fino al 3 dicembre, infatti, “si stabilisce che nelle ‘zone rosse’ i centri estetici dovranno rimanere chiusi mentre i parrucchieri potranno continuare a tenere aperte le loro attività”.

“In un periodo così drammatico – spiega Postiglione – ci sono oltre 4mila centri estetici presenti nelle zone rosse che danno lavoro a più di 10mila operatori e che non potranno più accogliere i clienti. Si tratta di una scelta assurda e ingiusta, soprattutto considerando come la maggior parte delle strutture siano gestite da imprenditrici donne, un motore fondamentale per la nostra economia. Queste professioniste, obbligate a chiudere, vedranno lavorare i colleghi parrucchieri che offrono servizi alla persona e in qualche caso servizi estetici di base del tutto comparabili. Perché?”.

In quanto alle motivazioni tecniche, Marco Postiglione aggiunge che “non sono ancora giunte spiegazioni dettagliate sulle possibili motivazioni di questa scelta. Non esistono rischi di contatto simili a quelle di un parrucchiere che opera a pochi centimetri dal viso; non sussistono nemmeno pericoli di assembramento, in quanto le cabine ospitano soltanto un operatore e un cliente per volta. In aggiunta a ciò, tutti i centri estetici si sono adeguati ai protocolli di sicurezza e sanificazione anti Covid, spesso a fronte di investimenti particolarmente ingenti”.

Il fondatore e presidente di Marco Post sottolinea anche “il silenzio assoluto ricevuto dalle istituzioni in merito alla decisione. Vorremmo chiarimenti ufficiali, ma al momento nessuna risposta è stata fornita nemmeno alle associazioni di categoria, come se fossimo fantasmi. Non essendoci argomentazioni plausibili, inoltre, può sorgere il dubbio che si tratti di una forma di discriminazione verso un settore legato quasi esclusivamente all’imprenditoria femminile”.

“Quello che vorremmo – spiega Marco Postiglione – è che il governo apra un dialogo con noi e torni sulle sue decisioni. Sono pronto e determinato ad utilizzare qualsiasi canale per ottenere un riscontro, e non mi fermerò fino a che non avrò una risposta”.

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