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Pessi: “Bene Inail su infortuni Covid-19, ma ‘scudo’ per imprese sarebbe utile’

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Roma, 15 mag. (Labitalia) – “Senz’altro la nota dell’Inail oggi un po’ di acqua sul fuoco l’ha gettata. L’Inail in qualche modo vuole rassicurare le imprese che le ipotesi di responsabilità civile e penale per infortunio da Covid-19 sussiste sì in astratto ma nel caso concreto è più difficile che possa essere riscontrata se si osservano adeguatamente i protocolli. Ma io credo che un intervento normativo avrebbe un valore ancora più rassicurante per le imprese”. Così il giuslavorista, Roberto Pessi, prorettore alla Didattica alla Luiss di Roma, commenta con Adnkronos/Labitalia l’intervento dell’Inail di oggi che ha voluto sottolineare che “l’infortunio sul lavoro per Covid-19 non è collegato alla responsabilità penale e civile del datore di lavoro”.

Per Pessi però un intervento normativo “avrebbe un valore rassicurante, utilizzando la frase ‘una rigorosa osservanza dei protocolli esonera i datori di lavoro da responsabilità civili e penali per il contagio’. Sarebbe di dubbia legittimità, ma avrebbe un valore rassicurante” per le aziende. “Sarebbe uno scudo sul piano civile ma si potrebbe interpretare come esimente sul piano penalistico”, sottolinea. “E’ chiaro -chiarisce Pessi- che nel caso di contagio con conseguenza nefaste si dovrebbe andare a verificare fino a che punto è stata rigorosa l’osservanza del protocollo”.

Sulle polemiche per l’equiparazione del contagio da Covid-19 a infortunio sul lavoro il giuslavorista chiarisce che “è un’interpretazione consolidata da 50 anni che il virus intervenendo in modo virulento e improvviso è un infortunio sul lavoro. Sicuramente la definizione come del coronavirus come un infortunio sul lavoro è corretta, assolutamente corretta, non si poteva definire diversamente”, aggiunge.

Secondo il giuslavorista “il contagio da Covid è sicuramente un rischio generico e non specifico, e cioè il contagio non è possibile solo su lavoro ma anche sui tram, nel bar, incontrandosi, facendo assembramento, e così via. Il lavoratore deve dimostrare che la sua vita è praticamente stata tale che solo sul lavoro poteva contagiarsi. Allora se sul lavoro abbiamo assicurato e seguito tutti i protocolli è un po’ difficile poi dimostrare che è avvenuto sul lavoro e non altrove, e poi ancora di dimostrare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro”.

“Il lavoratore -spiega ancora Pessi- deve provare che effettivamente c’è stato il nesso eziologico e cioè che la causa sia stata veramente la presenza in azienda e non altre cause possibili come il trasporto, la vita familiare, il non distanziamento, l’ambiente sociale. Diciamo che questa conseguenza immediata luogo di lavoro-contagio non è semplice. Il Covid è un infortunio, punto. Ma è veramente avvenuto sul lavoro? O è avvenuto sui trasporti, in quel caso è in itinere, risarcibile ma senza responsabilità del datore di lavoro”, sottolinea.

E quindi per Pessi “su ogni caso si potrebbe aprire un contenzioso molto rilevante. Ma se si intervenisse per legge dicendo la rigorosa osservanza dei protocolli esclude ogni responsabilità del datore di lavoro nel caso di contagio da Covid-19 si toglierebbe alle aziende ogni tipo di preoccupazione”, conclude.

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