Nuovo Dpcm: Fiere in ginocchio, -80% fatturato, 60 eventi saltati o solo on line

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Roma, 29 ott. (Labitalia) – “Il blocco delle fiere dall’ultima settimana di febbraio al 1° settembre ha causato lo spostamento o l’annullamento di oltre 180 manifestazioni tra internazionali e nazionali in calendario nel 2020 e un calo generale del fatturato del 70%, con ricadute importanti anche nell’export delle nostre imprese. Ma l’ulteriore stretta prevista dal nuovo Dpcm del 25 ottobre, che vieta le manifestazioni fieristiche fino al 24 novembre, porta all’80% la perdita di fatturato, con l’annullamento o il trasferimento solo online di circa 60 eventi nelle prossime quattro settimane”. Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, il presidente di Aefi-Associazione esposizioni e fiere italiane, Maurizio Danese, sugli effetti delle ultime restrizioni del governo per il settore fieristico italiano.

“Molti quartieri avevano già avviato gli allestimenti -spiega Danese, che è anche alla guida di Verona Fiere- per le manifestazioni che si dovevano tenere nei prossimi giorni. Le fiere richiedono tempi lunghi di preparazione e grandi investimenti sia per chi le realizza che per gli espositori e per le società che contribuiscono alla loro realizzazione. Non si può chiudere il settore da un giorno all’altro”, rincara.

“E fermando le fiere -continua ancora Danese- si blocca anche tutto l’indotto della filiera e quello indiretto sul territorio. Basti pensare che a Milano, senza fiere mancano 4 milioni di visitatori; oltre 1 milione a Verona e a Bologna. Le nostre stime prevedevano che l’attività fieristica fosse limitata fino all’autunno 2021 e che le fiere potessero ritornare allo status pre-Covid nel 2022. Alla luce della situazione attuale, queste stime potrebbero rivelarsi ottimistiche”, spiega ancora.

“Ringraziamo il governo -continua Danese- per gli sforzi che sta facendo, mi preme però ribadire che alle fiere non servono prestiti e nemmeno poche risorse. Serve un intervento a fondo perduto di almeno 400 milioni di euro per ripianare le perdite delle società fieristiche e degli organizzatori di manifestazioni – tutte, non solo quelle internazionali – per ripagare le spese sostenute perché in questi mesi le fiere hanno continuato a lavorare per la ripartenza e a investire per adeguare i quartieri ai protocolli per la sicurezza”.

Secondo Danese “le fiere sono incluse nel decreto ristori e questo è un segnale positivo, ma stiamo dialogando con il governo per capire se queste misure sono in linea con le effettive necessità del settore e la tempestività dell’intervento”.

Un provvedimento che rischia di non soddisfare appieno le fiere italiane. “Il dl Ristori -spiega Danese- propone alcune misure già previste nel dl Agosto che potrebbero non essere sufficienti se, come sembra, sono assoggettate al regime de minimis e quindi non utilizzabili in maniera sostanziale dalle fiere. Se così fosse le fiere non potrebbero beneficiare di tutti i fondi e non avrebbero il ristoro necessario a compensare i danni subiti”, sottolinea Danese.

Secondo Danese, “le fiere sono uno strumento di politica industriale e il governo ne comprende il valore, ma ci aspettiamo che lo dimostri assicurando che i contributi alle fiere siano fuori dal regime de minimis”, aggiunge ancora.

Le scelte dell’esecutivo, per Danese, non aiutano il comparto. “Con le decisioni improvvise del governo, che ci aveva garantito -spiega- che un’eventuale stretta sarebbe stata programmata, abbiamo perso fiducia e credibilità da parte degli espositori. Il nuovo Dpcm, oltre all’annullamento o trasferimento solo online di circa 60 eventi nelle prossime quattro settimane, mette a rischio anche gli appuntamenti di dicembre. L’incertezza su un prolungamento della stretta, infatti, blocca gli investimenti degli espositori. E il problema potrebbe riguardare non solo le manifestazioni di dicembre ma anche quelle dei primi mesi del 2021”.

Un comparto che occupa, sottolinea Danese, “un numero importante di lavoratori e professionisti che varia anche in funzione della singola manifestazione”. “Parlo non solo dei dipendenti diretti dei quartieri, ma anche di tutte quelle figure come gli organizzatori, gli allestitori, gli espositori, senza dimenticare il sistema dell’indotto. L’annullamento delle fiere sta influendo pesantemente sul loro reddito”, conclude.

(di Fabio Paluccio)

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