Estate: Diamantini (Halldis), ‘affitti brevi ripartono ovunque, cresce ricorso a bleisure travel’

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Milano, 4 giu. (Labitalia) – In prossimità delle vacanze estive e degli ultimi provvedimenti del governo, quali prospettive per il turismo italiano? A rispondere, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Michele Diamantini, ceo di Halldis, società italiana attiva nel settore degli affitti brevi, la prima a portare in modo strutturato in Italia il modello americano dello short rental e che oggi gestisce oltre mille, tra appartamenti, palazzi e ville, gestiti in più di 120 località italiane ed europee. “Il turismo – afferma Michele Diamantini, ceo di Halldis, società italiana operante nel settore degli affitti brevi – a causa della pandemia di Covid-19, che si è propagata in tutto il mondo a partire dal dicembre 2019, è stato uno dei comparti che ha più sofferto in Italia. L’hospitality ha visto per oltre 14 mesi la mancanza quasi totale di turisti stranieri e quella consistente degli italiani. Il segmento degli affitti brevi oggi sta mostrando grande capacità di ripresa a seguito dei recenti provvedimenti di riapertura”.

“Secondo i dati – continua – dell’Osservatorio indipendente americano Vacation rental covid-19 recovery overview’, realizzato da Seetransparent.com, tale andamento di ripresa dello short rental è evidente negli Usa, dove i livelli di maggio 2021 hanno superato quelli di maggio 2019. L’Europa è ancora a -38%, ma in crescita, e l’Italia mostra una tendenza simile lievemente in ritardo. Non c’è da sorprendersi, la crisi ha avuto un impatto devastante, basti dire che un operatore come Booking.com è al -66% e Airbnb al -40%”. “Circa la dinamica dei prezzi – dichiara – c’è stato dumping per attrarre domanda, ma i dati attuali mostrano che i valori torneranno presto a quelli precedenti alla crisi: la gente tornerà a viaggiare e prevediamo una forte rimbalzo, soprattutto nel nostro comparto. I prezzi sempre più saranno legati alla legge della domanda e dell’offerta e seguiranno logiche yielding (che potremmo tradurre con flessibili) e di revenue management, la capacità cioè di ottimizzare le entrate in relazione alla massimizzazione dell’occupazione attraverso la leva del prezzo. Per intenderci, la dinamica sarà sempre più simile a quella di altri settori del turismo: ci sarà un prezzo base per la notte, cui si aggiungeranno tutta una serie di servizi aggiuntivi a pagamento: check-in o check-out, consegna della spesa a domicilio, organizzazione di gite”.

“Per le presenze attese – spiega – dobbiamo partire da una constatazione: che il nostro Paese parte da una situazione di ritardo. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio Seetransparent.com, l’Italia fatica a recuperare i livelli di presenze rispetto a quelle di due anni fa, in quanto maggiormente dipendente dal turismo straniero in relazione anche a Francia e Spagna”. “Questo – indica – rappresenta però anche un’opportunità, gli italiani tenderanno a rimanere in Italia, il che è anche confermato dalle nostre prenotazioni. La presenza di stranieri sarà focalizzata inizialmente sul segmento luxury. Siamo osservando una polarizzazione: più richieste le fasce estreme, vale a dire il luxury e il segmento value for money, mentre l’intermedio sembra per ora in ritardo”

“Circa il settore immobiliare – sottolinea Michele Diamantini – va detto che in realtà, a differenza del turismo, esso non si è mai fermato, mantenendo numeri e valori di intermediazione sempre interessanti. Investitori privati, istituzionali, fondi italiani ed esteri hanno portato a termine importanti operazioni, anche durante il lockdown. Questa attività sta portando del prodotto di ottimo livello nel nostro settore, che sarà presto disponibile per i clienti degli affitti brevi. Non solo palazzi di pregio nelle maggiori città italiane, ma anche edifici rinnovati e con tutti i più moderni servizi in molte località turistiche del nostro Paese”. “I provvedimenti del nostro governo – avverte – per sostenere il turismo si sono dimostrati meno efficaci di quelli di Paesi come Francia e Spagna. L’Italia patisce una frammentazione del sistema turismo che si riflette in azioni e supporti che disperdono parte delle risorse. Ad esempio, in tema di comunicazione, è importante, in particolare per quanto riguarda l’estero, informare in modo univoco: un tedesco fa confusione, e magari opta per una meta straniera, se le regole sono diverse dalla Liguria al Lazio alla Sicilia”.

“In questo senso – commenta – è positivo il messaggio del commissario per l’emergenza epidemiologica, generale Francesco Paolo Figliuolo, quando dice che le Regioni dovrebbero prendere decisioni in modo coordinato e non singolarmente. I sostegni alle imprese, a partire dalla cassa integrazione, sono stati un buon strumento, il blocco dei licenziamenti non fa che rinviare il problema di occupazione, che andrebbe risolto, per il comparto del turismo, con maggiore flessibilità contrattuale stabilmente”. “La politica del governo – ribadisce – in fatto di turismo, di ricettività e short rental dovrebbe approfittare della difficoltà di questi due anni per affrontare punti irrisolti. Mi riferisco, per esempio, alla questione della centralizzazione della gestione del turismo. E’ vero che il governo Draghi ha rispolverato il ministero del Turismo, affidato a Massimo Garavaglia, ma è necessaria una maggiore centralizzazione, a partire dalla promozione all’estero. Si pensi a quanto fatto dalla Spagna a livello del suo marchio, noto e riconosciuto in tutto mondo. Si guardi anche alla Francia, dove il turismo è un affare di Stato, con catene ricettive nazionali e il quasi obbligo della formazione manageriale per gli operatori. C’è poi il tema enorme, che deve essere affrontato a livello europeo, di definire che cosa sia fiscalmente una ‘notte in una casa’, che ora è una sorte di territorio di nessuno, a metà fra una prestazione di recettività ed un affitto tradizionale”.

“Nel settore degli affitti brevi – fa notare Michele Diamantini – gli immobili avranno un’opportunità straordinaria per essere messi a reddito. Ci aspettiamo che tale tendenza sarà assecondata non solo nei centri storici delle nostre più belle città, ma in località secondarie, sui laghi o montagne minori: la gente, a causa del Covid, preferisce starsene ii fine settimana in un posto sicuro, meno costoso e vicino a casa, magari affittato per qualche mese, piuttosto che andare in una città europea diversa in ogni week-end”. “Ci sarà sempre più necessità – conclude – di una gestione professionale degli immobili e delle proprietà, e di abitazioni costruite ed arredate per questa finalità, e completate da parti comuni, servizi per le attività sportive, la famiglia e gli interessi culturali di ognuno di noi”.

“Il sempre più deciso ricorso allo smart working – ricorda – condizionerà anch’esso il turismo. Si diffonderà il fenomeno del cosiddetto bleisure travel (dall’unione di business e leisure), il fatto cioè che un professionista decida di lavorare alcuni periodi dell’anno in un Paese straniero e porti con sé la famiglia, così da conciliare lavoro, relax e turismo di qualità”.

“Rileviamo un 2021 migliore del 2020 – avverte – si potrà tornare a livelli pre-pandemia già dal 2022 quando entreremo in una fase più stabile. Tuttavia, ben poco sarà come prima. L’emergenza sanitaria ha cambiato il modo di pensare delle persone e il loro comportamento, basato su maggiore prudenza e domanda di sicurezza”.

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